Madonna della Cintura

Riguardo la devozione alla Madonna della Cintura, vi sono due principali tradizioni.

La prima ha le sue origini nel vangelo apocrifo di S. Giacomo, dove si parla di Maria che lascia la sua cintura all’apostolo Tommaso. Il testo riferisce che Tommaso non era presente al momento dell’assunzione di Maria in cielo, ma arrivò in ritardo. La Vergine, per prevenire l’incredulità dell’apostolo, gli avrebbe lasciato la propria cintura. “Mettersi la cintura” e “cingersi i fianchi” hanno il significato di prepararsi a partire, mettersi in movimento, essere pronti. La consegna della cintura a S. Tommaso ricorda la missiona-rietà dell’apostolo, che morirà martire per l’evangelizzazione.

La seconda tradizione, invece, riconduce l’origine del culto a S. Monica, madre di S. Agostino, desiderosa di imitare Maria anche nel modo di vestire. Questa tradizione la riprendiamo dal Manuale di Filotea del sacerdote milanese Giovanni  Riva, scritto nel 1837: la madre di S. Agostino, S. Monica, rimasta vedova del suo consorte Patrizio e desiderosa di imitare la Vergine Maria anche nell’abito, la pregò di farle conoscere come fosse vestita nei giorni della sua vedovanza, specialmente dopo l’Ascensione di Cristo al cielo. La Beata Vergine non tardò a compiacerla. Le apparve poco dopo coperta di un’ampia veste che dal collo le andava ai piedi, di stoffa così semplice, di colore scuro, dimesso e penitenziale. Ai lombi era stretta da una povera cintura di pelle che scendeva fin quasi a terra. Poi, slacciandosi di propria mano la cintura, la porse a S. Monica, raccomandandole di portarla costantemente e di suggerire tale pratica a tutti i fedeli.

Come per lo scapolare del Carmine, anche la cintura è un segno che esprime il legame spirituale dei credenti con la Vergine Maria e che può essere sostituito benissimo con una medaglietta, una corona del Rosario o un’immagine che richiami costantemente la protezione della Madonna.