Natale "giubilare"
La vigilia di Natale papa Francesco presiederà il rito di apertura della Porta Santa in piazza S. Pietro per dare inizio al Giubileo dell’anno 2025 che ha come motto “Pellegrini di Speranza”.
Cristo è la nostra Speranza! Questa speranza è fiorita nei solchi dell’umanità 2025 anni fa, a Betlemme, in un villaggio insignificante della Giudea quando misteriosamente è venuto alla luce un bambino, pieno di luce, il Figlio di Dio, concepito dallo Spirito Santo nel grembo di una vergine di Nazaret di nome Maria.
Ogni anno la celebrazione del Natale ci chiama davanti al presepe per stupirci nella contemplazione di Dio che si fa uomo: è proprio Lui la speranza che non delude!
La speranza è tutto. Ogni persona sogna o spera cose migliori. La speranza è ciò che motiva ad andare avanti nella vita. Una persona senza speranza perde la voglia di vivere. Senza speranza si muore.
Da persone mature ci rendiamo conto che raggiunti i piccoli traguardi della vita terrena, anche se soddisfacenti, le sole speranze umane, una dopo l’altra, si sciolgono come neve al sole: tutto passa, anche le cose più belle! Il Salmo 89 esprime molto bene questa condizione umana fragile e transitoria: «Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, e il loro agitarsi è fatica e delusione; passano presto e noi voliamo via» (Sal 89,10).
Così scrive il nostro Arcivescovo Riccardo nella sua lettera pastorale sulla Speranza cristiana: “In effetti l’uomo, nel dispiegarsi delle fasi della vita, coltiva molte e diverse speranze. Quando è fragile creatura di pochi mesi, quella di essere accudito dalla mamma e dal papà; poi di poterli ritrovare all’uscita della scuola dell’infanzia; poi di poter raggiungere un obiettivo nello sport e nello studio; poi di potersi inserire nel mondo lavorativo, dando un proprio contributo al miglioramento della società civile; poi di coronare il proprio desiderio di amare ed essere riamato formando una propria famiglia, o donando tutta la propria vita al servizio del Signore e dei fratelli; e infine da anziano spera di poter godere dei frutti dei sacrifici compiuti e di veder germogliare nei figli e nei nipoti i semi di bene sparsi nel corso della propria esistenza. Man mano che questi obiettivi vengono raggiunti, gli appare però sempre più chiaro che tutto questo non soddisfa pienamente e che ha bisogno di qualcosa che vada “oltre”.
Ci chiediamo, perciò che cos’è questo “oltre”? Di quale speranza si tratta?
Si tratta di una speranza che non delude, che non viene da noi, ma che viene da Dio ed è dono dello Spirito Santo: «La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5).
Sì, la speranza è l’amore fedele di Dio che ci ha fatti per la vita eterna. Sapersi amati da questo amore divino infonde quella consolazione che viene dall’intima certezza che nulla potrà mai separarci da questo amore, nessuna tribolazione, nessuna tempesta della vita e neppure la morte.
Questa è la Speranza dei figli di Dio che diventano tali mediante il Battesimo e che hanno come meta la piena ed eterna comunione con il Signore. S. Giovanni, apostolo, nella sua prima lettera ci offre uno dei testi più belli sulla speranza cristiana: «Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro» (1 Gv 3,2-3).
Essere figli di Dio, possedere questa nuova identità, essere immersi nella vita del Signore è la grazia che permette di vincere la battaglia contro tutte le potenze mortifere che minacciano la nostra vita.
Il giorno di Natale torneremo ad ascoltare dal prologo giovanneo queste parole: «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati» (Gv 1,11-13).
Saperci amati dal Signore. Questo ci basta. Questa è la speranza che siamo chiamati a riscoprire in questo Santo Natale e in tutto l’Anno Giubilare.
Don Daniele, don Adriano, don Dominique, don Ernesto, don Maurizio e le suore di Fagagna vi augurano di cuore: buon Natale nel Signore e buon Anno Santo 2025!
Apertura diocesana del Giubileo
Domenica 29 dicembre, festa della Sacra Famiglia, alle 16:00, in cattedrale a Udine, si aprirà anche nella nostra Arcidiocesi il tempo santo dell’Anno Giubilare con una celebrazione solenne presieduta dall’Arcivescovo.
Sono convocati tutti i presbiteri, i diaconi, i religiosi e le religiose e tutti i fedeli dell’Arcidiocesi udinese. Il ritrovo è previsto presso l’oratorio della Purità, in piazza del Duomo, per l’avvio della celebrazione. Una processione accompagnata da litanie e salmi fungerà da simbolico pellegrinaggio verso la Cattedrale. In testa alla processione ci sarà una croce con un crocifisso dorato che re-sterà esposta in Cattedrale per tutto l’Anno Santo.
Alla venerazione della croce da parte dell’assemblea farà seguito la memoria del Battesimo. Poi la celebrazione proseguirà con l’Eucaristia, la cui solennità sarà ulteriormente arricchita dalla professione di fede con il Simbolo aquileiese e da letture e preghiere proclamate nelle diverse lingue della nostra Arcidiocesi.
Don Daniele
NC 53.2024
Gesù è la luce del mondo!
Quando gli occhi incontrano l’Adorazione dei pastori dipinta nel 1617 da Gherardo delle Notti, hanno un moto di sorpresa. Non si è preparati a tanta intensità luminosa.
Tutti i volti degli uomini e degli angeli presenti nella grotta sono illuminati rivelando gioia e meraviglia.
La luce arriva dal bambino Gesù che Gherardo delle Notti dipinge raggiante. È lui la luce del mondo, il nuovo ed eterno sole dell’umanità.
Si ripete il comando creatore dell’origine: «Dio disse: “Sia la luce!” E la luce fu» (Gn 1,3). Dal nulla la creazione muove i primi passi; dalla culla il bambino appena nato illumina la Notte santa. Chi gli sta attorno diventa riconoscibile perché c’è lui, diversamente niente prenderebbe forma né avrebbe una fisionomia in quel buio cupo.
Oggetti e persone non apparirebbero, quasi non esistessero. Gherardo delle Notti affida alla forza evocativa del colore il compito di mostrare la nuova origine dell’uomo. Il vecchio mondo scompare nelle tenebre della notte per rigenerarsi a partire da quella luce che il bambino irradia con il suo corpo. Non proviene da nessun altro luogo se non dalla culla. La vita nello scorcio di Betlemme ritorna al momento primordiale del tempo, ma con una nuova corporeità, quella di un bambino che guarda la madre e dà chiarore al piccolo universo che gli sta attorno, lo dà dalla nuda terra quasi fosse un fuoco acceso e un sole che sorge.
Il quadro, in controtendenza rispetto alla pittura che imponeva la corrispondenza dell’arte con il vero della natura, inverte la logica della fonte di luce. Gherardo preferisce la via forte del simbolismo.
La scena potrà sembrare ingenua e irrealistica, ma il significato non dà luogo a equivoci: Cristo è la luce del mondo.
Bon Nadâl di lûs e di pâs!
Don Daniele
Pensiero sull'Immacolata
La Vergine Maria è innalzata sopra di noi, in questo fulgore di luce, innocenza, virtù, bellezza, in un ineffabile congiungimento con la vita divina, per esserci modello di autentica vita crsitiana.
Se noi ci limitassimo a pregare e lodare la Madonna, senza il desiderio di migliorare, la nostra devozione non sarebbe completa. La devozione deve agire nella maniera di vivere, di pensare; deve trasfondere innocenza, e consolidare la certezza che la virtù è possibile.
La Madonna, ci dimostra come anche per noi c’è speranza, anche per noi c’è possibilità di santità. Dobbiamo sempre credere alla possibilità di essere più buoni, di migliorare, di diventare puri, anche camminando in questo mondo così inquinato dai vizi e dalla corruzione, da colpe e cadute. È possibile essere puri, virtuosi, fedeli; è possibile imitare la Madonna!
Don Daniele
NC 50.2024
Tempo di Avvento, tempo di speranza
L’Avvento è per eccellenza il tempo liturgico della speranza cristiana. Non è solo l’occasione per prepararci spiritualmente al Santo Natale, ma un tempo che deve suscitare nei cuori l’attesa fervorosa del Signore che ritornerà glorioso alla fine della storia. Questo incontro con il Signore della gloria è anticipato per ciascuno di noi quando varcheremo l’oscura porta della morte.
Nella Chiesa delle origini era vivissima l’attesa del Signore la cui venuta era invocata con l’espressione «Maràn athà!», cioè «Vieni, Signore Gesù!». Oggi questo spirito dell’attesa è notevolmente indebolito, se non assente, anche nei credenti, a causa di uno sguardo troppo orizzontale della vita. Si fa fatica a guardare il Cielo, al nostro bene ultimo ed eterno.
Ebbene in questo mondo continuamente minacciato dall’autodistruzione e dunque inesorabilmente incamminato verso la fine, si erge la figura salvatrice del Signore morto e risorto, consolatore di ogni cuore che anela alla vita e alla vita senza fine.
Questo è l’Avvento: attesa fiduciosa e vigilante del Signore che è venuto, verrà e continuamente viene per i cuori che con fede si aprono a lui. Invochiamolo ripetutamente e con tanta fiducia: «Vieni, Signore Gesù!».
Don Daniele
NC 49.2024
Prepariamo la corona dell'Avvento
Sta per cominciare l’Avvento, tempo di speranza per eccellenza. Tutta la Chiesa è chiamata invocare con rinnovata fiducia: «Vieni, Signore Gesù!». Il Signore verrà alla fine del tempo e della storia; il Signore ritorna nella celebrazione del Santo Natale; il Signore continua a venirci incontro nella grazia dei sacramenti.
Il segno della corona d’Avvento ci può aiutare a tener viva l’attesa del Signore. Prepariamola in ogni casa e raduniamo la famiglia per un semplice momento di preghiera: il Segno della Croce, il Padre nostro, l’Ave Maria e il Gloria (Pater-Ave-Gloria) e aggiungiamo anche l’Eterno Riposo (Requiem Aeternam) per ricordarci dei nostri cari che sono “dall’altra parte”.
Le quattro candele che accenderemo nelle quattro Domeniche hanno tutte un significato particolare. La prima candela è detta “dei profeti”, poiché ricorda l’attesa del Messia annunciato dai profeti dell’antico testamento. La seconda candela è detta “di Betlemme”, per ricordare la città in cui è nato Gesù. La terza candela è detta “dei pastori”, i primi che videro ed adorarono il Messia pieni di gioia. La quarta candela è detta “degli Angeli”, i primi ad annunciare al mondo la nascita del Salvatore. L’accensione di ciascuna candela indica la progressiva vittoria della Luce sulle tenebre dovuta alla venuta del Signore Gesù sempre più vicina.
Don Daniele
NC 48.2024
Non ho tempo, ho altro da fare
«Non ho tempo. Ho altre cose da fare». Questa risposta mi viene spesso data dai bambini del catechismo, ai quali, regolarmente, rivolgo l’invito a venire alla Messa domenicale. È indubbio che si tratta di una risposta suggerita implicitamente o esplicitamente dai genitori. Certo è che se un bambino ti risponde in questa maniera c’è molto da preoccuparsi.
È una espressione che è sintomo della malattia del nostro tempo: una vita molto frammentata, complessa, vissuta con un ritmo accelerato, sempre proiettata nelle cose da fare, schiava di un meccanismo spersonalizzante, dove l’esperienza religiosa “tradizionale” è relegata all’ultimo posto.
La frequenza regolare alla S. Messa, accolta come momento centrale della festa ha la forza di riportarci a quella unità interiore dopo una settimana di probabile dispersione, stress, preoccupazioni, insuccessi.
Unità interiore che fa spazio alla luce di quella Speranza che ti incoraggia ad andare avanti oltre ogni ostacolo. È questa possibilità unica che i genitori devono riscoprire per sé e offrire ai propri figli perché imparino, piuttosto, a rispondere: «Certo che verrò a Messa!»
Don Daniele
NC 47.2024
Ma il Purgatorio esiste davvero?
Durante la nostra vita terrena siamo chiamati a crescere nell’amore per trovarci saldi e irreprensibili davanti a Dio Padre, al momento della morte. L’incontro con il Signore nell’eternità richiede una purezza assoluta.
Ogni traccia di attaccamento al male deve essere eliminata; ogni deformità dell’anima corretta. La purificazione deve essere completa, e questo è appunto ciò che è inteso dalla dottrina della Chiesa sul Purgatorio. Questo termine non indica un luogo, ma una condizione.
Un aspetto decisamente importante che la tradizione della Chiesa ha sempre evidenziato, va oggi riproposto: è quello della dimensione comunitaria. Infatti coloro che si trovano nella condizione di purificazione sono legati sia ai beati che già godono pienamente la vita eterna sia a noi che camminiamo in questo mondo verso la casa del Padre.
Come nella vita terrena i credenti sono uniti tra loro nell’unico Corpo mistico, così dopo la morte coloro che vivono nello stato di purificazione sperimentano la stessa solidarietà ecclesiale che opera nella preghiera, nei suffragi e nella carità degli altri fratelli nella fede.
La purificazione è vissuta nel vincolo essenziale che si crea tra coloro che vivono la vita sulla terra e quelli che già godono la beatitudine eterna.
Da una catechesi di S. Giovanni Paolo II
NC 46.2024
Le Sante Messe per i defunti
La celebrazione della Santa Messa per un defunto è un atto di preghiera e di intercessione a favore della sua anima. Durante la Messa, il sacerdote e la comunità pregano per l’anima del defunto, chiedendo a Dio di perdonare i suoi peccati, di concedere la pace e la gioia eterna e di accoglierlo alla sua presenza. Le preghiere e le suppliche offerte durante la Santa Messa sono un segno di amore, di compassione e di speranza per l’anima dei nostri cari.
La celebrazione della Messa per i defunti è anche un modo per esprimere gratitudine e amore verso di loro. Attraverso la Messa, offriamo a Dio il nostro ringraziamento per le loro vite, per il tempo che abbiamo condiviso con loro e per tutto il bene che hanno portato nel mondo. Inoltre, l’Eucaristia per i defunti offre un sostegno anche ai vivi: è un’occasione preziosa per rinnovare la speranza nella vita eterna e per ricevere il conforto del Signore quando soffriamo per la perdita dei nostri cari.
NB. Il celebrante può ricevere l’offerta per una sola intenzione di Messa. Quando si ricordano più defunti, le S. Messe eccedenti alla prima intenzione vengono celebrate durante la settimana, o fatte celebrare dai sacerdoti che si trovano in terra di missione.
Don Daniele
NC 45.2024
Adorazione nella vigilia dei Santi
Giovedì prossimo 31 ottobre, la chiesa di S. Giacomo di Fagagna resterà aperta dalle 20:30 alle 23:00 per l’adorazione al Santissimo Sacramento e le Confessioni (con la presenza dei padri saveriani), per una degna preparazione alla Solennità dei Santi e alla Commemorazione dei Fedeli Defunti.
Ci prepariamo alla solennità dei Santi innanzitutto accostandoci con gioia ai sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia, per crescere nell’amicizia con il Signore e conformare sempre di più la nostra vita al suo Vangelo.
Ci prepariamo anche ad una fruttuosa preghiera per i defunti. In particolare, nel pomeriggio del 1º novembre e per tutto l’ottavario dei defunti, potremo fare dono dell’Indulgenza alle anime del purgatorio che desideriamo ricordare con maggior affetto, perché possano affrettare l’ingresso in Paradiso, se non fosse ancora avvenuto. Alla Confessione e alla Comunione eucaristica va aggiunta la visita in chiesa o in cimitero dove recitare il Credo e una preghiera (Ave Maria, Salve Regina, o altro) secondo le intenzioni del Santo Padre.
Don Daniele
NC 44.2024
La gnot dai Sants di Pre Bepo Marchet
(Don Giuseppe Marchetti, 1902-1966)
Ce scûr usgnòt! Un scûr fís e pesànt
che quasi al fâs fastidi a là indevànt:
a ti pâr di palpâlu e che, disfàte,
qualchi ánime a svóli pa fumàte.
A sùnin la lôr liende lis cjampànis:
a son lì dongje e al pâr ch’a sein lontànis,
cun che lôr vôs ch’a prèe vaínt,
e il bòt si slárgje a stent: tant penge a jè la gnòt.
Tirínsi in cjâse: il fogolâr nus cláme
cu la lûs e il calôr ch’à fâs la fláme.
Ma cemût èse usgnòt? A mûr in gole
la peràule; si tâs e si pendóle…
E a végnin su dal cûr duc’ i ricuàrs
dai nestris vièj di cjâse ch’a son muàrs.
Al pararès di dì ch’a van atôr
pe strade a scûr, cirint la cjase lôr.
No si àlcial il saltél? No àe cricât
la puarte? Qualchidun l’à di jessi entrât…
La nòne, il barbe, il fradi muart in vuére,
a tornin duc’ a cjâse cheste sére.
Si tírin dongje e ognún al cîr il lûc
la ch’aj plaseve sta vizín dal fûc.
Il nôno al pense: «A è dute la famée:
su mo il Rosari!». E al vólte la cjadrée.
Prepariamoci alla festa dei Santi
Velocemente ci avviciniamo alla festa dei Santi e alla Commemorazione dei Defunti: due giorni particolarmente cari alla tradizione cristiana, purtroppo disturbati dal fenomeno commerciale “Halloween” intriso di superstizione, di ricerca del macabro e dell’occulto e, a “livelli più alti” di trasgressione, spiritismo e satanismo. Non dimentichiamoci che Halloween è una festa importante per i satanisti e corrisponde alla vigilia dell’anno nuovo secondo il “calendario delle streghe”.
Mi piacerebbe che, per tempo, i genitori preparassero i propri figli a celebrare la meravigliosa festa dei Santi e la grata memoria dei defunti per i quali siamo invitati a pregare nella certezza che anche loro pregano per noi, in forza della Comunione dei Santi che lega il Cielo e la Terra.
Sono feste che riscaldano il cuore e che infondono la nostalgia dell’eternità, che ci spingono a guardare il cielo stellato del Paradiso che apparirà in tutto il suo splendore solo dopo il tramonto di questa vita, quando potremo riabbracciare coloro che ci hanno preceduto nel pellegrinaggio della vita e della fede.
Don Daniele
NC 43.2024
L'illusione della medicina alternativa
Capita di trovare in pizzeria un volantino che ti propone un “menu” di cure alternative alla medicina convenzionale che promettono un immediato sollievo psicofisico e spirituale, imbevuto di una spiritualità e di un’antropologia incompatibile con la fede cristiana rivelata che ha come centro l’uomo/Dio, Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo.
Non è facile resistere al fascino di queste terapie e religiosità e alla promessa di salute e di benessere che offrono. Purtroppo le persone che si avvicinano sono spesso sprovviste di strumenti con i quali valutare questa nuova fenomenologia medico/religiosa rischiando di cadere nella trappola di venditori di “fumo” senza scrupoli. Venditori, appunto, perché anche la medicina alternativa ha i suoi percorsi e le sue tariffe.
Nella percezione della propria fragilità e della propria transitorietà, nella fatica del vivere, nel momento della malattia, del lutto e della crisi, il fascino della “scorciatoia” è sempre presente. Affidarsi a cure sensate, alla fede e alla speranza cristiana è la via maestra per uscirne più forti e più umani.
Per chi desidera approfondire:
Giuseppe Mihelcic, «Religiosità e medicina alternativa», Dario Flaccovio Editore, 2014
NC 42.2024