Quando una mamma crede...
«Io sono forte perché Giovanni è con me; lui non è morto, è solo da un’altra parte; è con me e rimarrà pure per sempre con me; probabilmente il Signore gli ha voluto evitare le sofferenze, la vecchiaia… ma Giovanni non mi ha abbandonato, non ha abbandonato nessuno; Giovanni è qui e se deve darci un insegnamento questa tragedia è la speranza; la vita non finisce qui (accarezzando la bara), qui c’è solo un corpo, c’è il corpo di mio figlio; la sua anima è su; lui è un angelo, io ne sono certa!»
Queste sono le parole testuali di Carla Masiello, la mamma di Giovanni Tamburi, deceduto nella strage di capodanno. Sono parole toccanti che forse ci sono sfuggite tra i moltissimi filmati e testimonianze trasmesse in questi giorni dai mass-media. Sono parole sgorgate dal cuore di una mamma credente che esprimono una speranza invincibile, quale frutto consolante di una fede incrollabile nella resurrezione dei morti.
Paolo ci invita a consolarci reciprocamente con le parole della fede, a non essere tristi come coloro che non hanno speranza (cfr. 1Ts 4,13). Chiediamo al Signore la grazia di credere e di credere sempre di più nella vita eterna, confortati dall’esempio di tanti credenti che, come mamma Carla, vedono già qui in terra la luce del Paradiso.
Don Daniele
La benedizione dei bambini e dei ragazzi
C’è un passo del Vangelo in cui Gesù benedice i bambini: «Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano. Gesù però disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli”. E dopo avere imposto loro le mani, se ne partì» (Mt 19,13-15).
Quando facciamo benedire i figli vogliamo dire loro: «Il Signore si prenda cura di te, ti accompagni e ti protegga, ti doni salute, gioia, pace, felicità e saggezza per diventare grande». Benedire significa porre il nome del Signore sulla vita dei figli e metterli sotto la Sua potestà perché siano difesi dalle insidie del Maligno.
È un privilegio poter dare ai figli una così grande benedizione. Gesù rimprovera gli adulti che impediscono ai bambini di ricevere la sua benedizione.
Cari genitori, non dimenticate di porre i vostri figli sotto questa salutare potestà! Anche voi, ogni giorno potete benedirli con una semplice invocazione detta con fede: «Il Signore ti benedica, ti protegga e ti dia pace».
Don Daniele
Natale con i Santi Magi...
Quest’anno desidero meditare con voi il mistero dell’Epifania e in particolare il cammino spirituale dei Magi.
L’Epifania del Signore celebra la sua manifestazione al mondo come Salvatore universale. Non ci sono più barriere, popoli privilegiati e altri no; per ricevere il dono della salvezza è sufficiente l’incontro nella fede con il Signore Gesù.
Ma la fede implica un cammino spirituale simile a quello dei Magi: essi rappresentano tutti i cercatori di Dio che alla fine del percorso trovano il Cristo e lo adorano come unico Signore della vita.
Il Vangelo di San Matteo precisa che i Magi partirono da oriente per raggiungere Gerusalemme. Dio stesso aveva messo nel loro cuore la nostalgia di un incontro con il divino che nessun ostacolo e condizionamento hanno potuto soffocare. I Magi come i cercatori di Dio di oggi devono lasciare le proprie sicurezze per affrontare l’avventura della fede.
Chiediamoci: e noi, abbiamo scelto veramente di muoverci da dove siamo verso la Città di Dio per incontrare il Signore? Siamo pronti a lasciare le nostre piccole certezze e appagamenti terreni per vivere l’avventura della fede che salva?
I Magi si mettono in cammino guidati da una stella, un segno luminoso che annuncia il mistero del Dio Bambino.
Il cammino della fede per ognuno di noi avviene nella notte, perché la fede è il passaggio dall’oscurità alla luce. Ebbene, nel cammino oscuro della fede dobbiamo imparare come i santi Magi a comprendere il linguaggio di Dio espresso nel creato e nella storia umana.
Dio ci parla attraverso la grande pagina della creazione e i segni presenti nella storia personale e universale. Dobbiamo diventare esperti interpreti della creazione e della storia per cogliere la presenza di un Dio che ci chiama a camminare nella fede.
Il terzo passaggio di ogni pellegrino della fede è l’incontro con la Scrittura: per riconoscere il Signore della vita è necessario il contatto con la Parola di Dio, con la profezia, con la predicazione, con l’annuncio del Vangelo. Se vuoi incontrare il Dio vivente fidati della Sua Parola: mettiti in ascolto umile, perseverante e fiducioso di essa. Alle volte incontrerai una Chiesa che pur essendo esperta di teologia, manca di coerenza e di profezia, una Chiesa statica, ma che non viene meno al suo dovere di annunciare il Vangelo.
Il cammino di fede deve fare i conti con il Nemico. Erode non è il personaggio brutto e cattivo di una fiaba, ma rappresenta la falsità personificata, il regno delle tenebre che si oppongono alla luce che è Cristo.
Contro il Nemico, occorre sapersi destreggiare per non cadere nelle maglie dell’antico tentatore. Il cammino di fede esige lotta, astuzia contro le insidie del Demonio.
Il percorso dei Magi termina nella casa di Betlemme dove Maria offre il Bambino alla loro adorazione. La casa di Betlemme è la Chiesa: Chiesa e Maria sono Madri entrambe: esse ci porgono il Bambino Gesù perché lo adoriamo Signore della nostra vita.
Nella Chiesa si compie sulla terra il nostro cammino di fede che riconosce Gesù Figlio di Dio e Figlio di Maria, morto e risorto per la salvezza eterna di ciascuno di noi.
I Santi Magi offrono l’oro al Re dell’universo, l’incenso al sommo ed eterno Sacerdote, la mirra al Profeta che è morto e risorto per noi.
I Magi ritornato al loro paese, nella quotidianità della vita, ma con la luce nuova di un incontro che li ha trasformati: è questo il modo di essere cristiani nel mondo, con la luce della fede e la testimonianza dell’Amore.
Mons. Daniele, Mons. Adriano, don Dominique, don Ernesto, don Maurizio, suor Mariarosa e suor Mirella augurano a tutti la gioia del Santo Natale in un rinnovato incontro di fede con Gesù Salvatore. Buon Natale del Signore!
Gerard van Honthorst (Gherardo delle Notti)
1619-1620
Olio su tela, 95.5x131 cm
Firenze, Le Gallerie degli Uffizi
Quale Natale?
Natale: festa della famiglia? Anche. Festa della vita e della speranza (secondo lo spot televisivo di Mediaset)? Ci sta. Festa della luce? Anche, ma, prima di tutto, memoria viva e grata della nascita di Gesù Cristo, Redentore e Salvatore del mondo.
S. Carlo Borromeo riassume in poche righe il valore salvifico del Natale cristiano: «Il Padre eterno, nella sua infinita misericordia, ci ha dato il suo Figlio per liberarci dalla tirannide del demonio, per invitarci al Cielo, per comunicarci i segreti celesti, per dimostrarci la verità, per insegnarci i costumi, per seminare in noi le virtù, per arricchirci dei tesori della sua grazia e per farci figli suoi, eredi e possessori della vita eterna» (dalle lettere pastorali).
Tutto il resto è solo il contorno del Natale. Possiamo celebrare cento Natali… ma se Cristo non rinasce nei nostri cuori, il Natale passa con le sue emozioni sempre più evanescenti.
In questi giorni chiediamo al Signore la grazia dello Spirito Santo che ci prepari al Santo Natale della fede, il solo che può donarci la vera gioia del cuore. Bon Nadâl di lûs e di pâs!
Don Daniele
La bellezza dell'Immacolata
Maria è la “piena di grazia” e la sua bellezza è una manifestazione della sua purezza e santità interiore. La sua bellezza non è un valore autonomo, ma un riflesso dell bellezza di Dio, l’unico “autore della bellezza”.
Lei è la creatura umana che riflette maggiormente la bellezza divina. La sua immacolata purezza è vista come un simbolo della grazia originaria e della possibilità per l’umanità di ritornare a uno stato di purezza perduto. La sua bellezza è considerata capace di ispirare fede, speranza e amore.
La sua esistenza senza peccato è una testimonianza della potenza di Dio e un contrasto con il dominio del peccato. Rappresenta la vittoria del bene sul male.
S. Paolo VI esportava il popolo di Dio con queste parole: «L’Immacolata proclama che la perfezione è possibile, che a noi pure è accordato di ricostituire – se non certo nella medesima completezza e uguale splendore, ma con le stesse energie, che sono quelle della Grazia, dei divini carismi, dello Spirito Santo – quel pensiero che Iddio ha avuto sopra di noi creandoci, per cui anche noi possiamo diventare buoni, virtuosi, santi se viviamo il mistero della Grazia, il grande mistero di Maria» (dall’omelia dell’8 dicembre 1963).
Don Daniele
Nell'attesa della sua venuta...
L’Avvento è un tempo straordinario, tempo fecondo dello Spirito Santo per riaccedere nei cuori l’attesa consolante del Signore.
Anche noi, come in ogni epoca della storia, assistiamo a grandi sconvolgimenti: guerre, distruzioni, calamità naturali, lutti, malattie, sofferenze. La nostra vita è fragile e continuamente minacciata dal male, dalla malattia e dall’ineluttabilità della morte.
Ebbene, in questi sconvolgimenti che ci spaventano e che rischiano di farci precipitare nello smarrimento interiore, fino alla disperazione, si erge davanti a noi vittorioso il Figlio di Dio, Gesù Cristo, Colui che è già venuto, Colui che verrà e Colui che viene per liberarci da ogni paura e per condurre la nostra vita «in verdissimi prati e placide acque […] per essere nella casa di Dio lungo tutto il migrare dei giorni» (dal Salmo 22 parafrasato da padre David Maria Turoldo). L’Avvento è il tempo per elevare al Signore una semplice e forte invocazione: «Vieni, Signore Gesù!».
Concludo ancora con le parole del grande poeta friulano che in una stupenda preghiera per l’Avvento scrive: «Vieni, Figlio della pace, noi ignoriamo cosa sia la pace: e, dunque, vieni sempre, Signore».
Don Daniele
Il valore della fraternità
Durante la Messa, il sacerdote si rivolge ai fedeli chiamandoli “fratelli e sorelle”. Per mezzo del Battesimo siamo diventati figli di Dio e fratelli e sorelle in Cristo Gesù. Diventare fratelli e sorelle in Cristo non è semplice e non può ridursi ad una espressione vuota di significato.
«La parola “fratello” – ha detto questa settimana Papa Leone – deriva da una radice molto antica, che significa prendersi cura, avere a cuore, sostenere e sostentare. Applicata a ogni persona umana diventa un appello, un invito. I fratelli e le sorelle in Cristo si sostengono a vicenda nelle prove, non voltano le spalle a chi è nel bisogno: piangono e gioiscono insieme nella prospettiva operosa dell’unità, della fiducia, dell’affidamento reciproco».
La dinamica è quella che Gesù stesso ci consegna: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato» (Gv 15,12). La fraternità donata da Cristo morto e risorto ci libera dalle logiche negative degli egoismi, delle divisioni, delle prepotenze, e ci restituisce alla nostra vocazione originaria, in nome di un amore e di una speranza che si rinnovano ogni giorno.
Il Signore vuole da noi comunità fraterne e la strada da fare è tanta. Non scoraggiamoci, ma chiediamo a Dio questo dono.
Don Daniele
Feste del ringraziamento
Un tempo i genitori insegnavano ai bambini a dire sempre “grazie”. Perché si insisteva su questa parola decisamente importante? Per far capire ai figli che quanto ricevevi era un dono gratuito che non ti era dovuto, ma che ti veniva dato semplicemente gratis. Inoltre, dicendo grazie, ti mettevi in relazione con il donatore: era un modo per essere riconoscente verso la persona dalla quale ricevevi il dono.
Oggi, grazie a Dio, ci sono ancora genitori/educatori che insegnano l’atteggiamento della gratitudine, della riconoscenza, ma spesso si ha la sensazione che per molti bambini e ragazzi tutto sia dovuto; stentano non soltanto a dire grazie, ma spesso vantano solo pretese e il diritto al possesso immediato delle cose.
Le feste del Ringraziamento che si celebrano nel mese di novembre, al termine dei raccolti agricoli, hanno lo scopo di convocarci per dire il nostro grazie al Signore per i doni della terra e del lavoro che ci permettono di vivere con dignità in questo mondo. Preoccupiamoci di trasmettere questa bella tradizione alle nuove generazioni perché crescano con animo riconoscente e solidale, imparando che tutto è dono di Dio Padre che merita almeno il nostro grazie.
Don Daniele
Perché no ad Halloween (2)
Lo scorso lunedì, alla Scuola Primaria “Nigris”, ho fatto una raccomandazione ai bambini: «Per favore, nei prossimi giorni non indossate costumi e maschere orripilanti» — sperando che non siano i genitori a farlo! — «Per divertirvi non avete bisogno di diventate brutti e cattivi… Non vestitevi da diavoli, streghe, scheletri e cose del genere… Voi siete dei bimbi straordinari che sono belli nell’anima e nel corpo, avete un cuore grande, siete figli di Dio, non rovinatevi l’aspetto indossando le maschere del Male!».
Tutti erano attentissimi a quanto stavo dicendo. È proprio vero, i bambini hanno bisogno di bellezza, non di bruttezza; hanno bisogno di bontà, non di cattiveria; hanno bisogno di verità, non di menzogna; hanno bisogno del bene, non del male; hanno bisogno di luce, non di tenebra! Dobbiamo avere il coraggio di parlare ai piccoli della bellezza che risplende nella persona di Cristo, della Vergine Maria, degli Angeli e dei Santi, una bellezza che apre nei loro menti sprazzi di luce divina e la gioia di sognare una vita alla grande.
Alla fine delle raccomandazioni un bimbo di prima mi viene vicino e mi dice: «Don, io mi vestirò da angelo». Basta poco per educare alla bontà e alla bellezza!
Don Daniele
Perché no ad Halloween (1)
Le radici della festa di Halloween risalgono alla celebrazione celtica di Samhain, che segnava la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno. Durante quella notte, i Celti credevano che il velo tra il mondo dei vivi e quello dei morti si assottigliasse, permettendo agli spiriti di tornare sulla terra. Per questo motivo, la festa è intrinsecamente legata a pratiche di divinazione e a un immaginario spiritistico che contrasta con la dottrina cristiana. Diversi esorcisti hanno messo in guardia sul fatto che il 31 ottobre è considerato una data importante nel calendario satanico, una sorta di “capodanno” per i culti dell’occulto. L’accostamento a un qualcosa di macabro e cupo è visto come un’antitesi ai valori di vita e speranza della fede cattolica.
La fede cristiana prende molto sul serio la realtà del male, del peccato e della morte, offrendo una risposta nella risurrezione di Cristo. Halloween, con i suoi travestimenti da demoni, streghe, zombie e vampiri, viene percepito come un modo per “giocare” con queste realtà, banalizzandole. Trasformare la morte in uno spettacolo grottesco e il male in un costume divertente è diseducativo e spiritualmente ambiguo. Si corre il rischio di perdere la percezione della serietà di queste tematiche, riducendole a un semplice intrattenimento.
Don Daniele
Ai genitori che iscrivono i figli al catechismo
Gli incontri di catechismo si collocano nell’itinerario dell’Iniziazione Cristiana che ha avuto inizio con il Battesimo e avrà come tappe significative la Riconciliazione (prima Confessione) in terza elementare, l’Eucaristia (prima Comunione) in quarta elementare e la Cresima in seconda superiore. Un percorso lungo di educazione della fede che inizia con la prima o la seconda elementare e si conclude agli inizi della seconda superiore. Un percorso fatto non solo di catechesi, ma anche di educazione alla preghiera personale e comunitaria, partecipazione alle liturgie “pratica” dei comandamenti e della morale evangelica e affezione alla propria comunità parrocchiale.
Lo scopo dell’Iniziazione Cristiana è quello di introdurre nel mistero di Cristo e della Chiesa per una vita buona ed eterna. Se siete d’accordo sulla necessità di questo cammino di fede e vi assumete la responsabilità di favorire questo percorso e di condividerlo con i catechisti, allora potete iscrivere tranquillamente vostro figlio o vostra figlia al catechismo, per la loro, la vostra e la nostra gioia.
I sacerdoti, le suore e i catechisti
Cercasi catechisti!
In vista della ripresa del Catechismo, sapendo già che qualche catechista non potrà proseguire, ci appelliamo a nuove leve perché accolgano questo invito di partecipazione e servizio alla vita della nostra comunità attraverso la catechesi per ragazzi. I catechisti non sono professori di teologia, ma padri, madri e giovani che si mettono in gioco ed accolgono, a volte con un po’ di timore, la proposta della Parrocchia di vivere questa impegnativa ma bellissima esperienza.
L’unica cosa che si richiede è che il catechista pratichi la fede nella propria vita e faccia un percorso di formazione.
Don Daniele
La debolezza della comunicazione digitale
È ormai scontato parlarne, ma la comunicazione verbale e la relazione reale tra le persone stanno progressivamente cedendo il posto ai soli contatti virtuali. Oggi, si sta poco a “liquidare” una persona sofferente e bisognosa di aiuto: un messaggino formalmente perfetto, con tanto di emoticon espressiva (faccina) ti esonera dal compatire (cioè dal patire emotivamente insieme) in modo reale, mentre la coscienza ti domanda qualcosa di più. Così ci si allontana dalla vita vera, dove le persone sono chiamate a condividere gioie e dolori e a «portare i pesi gli uni degli altri» (Galati 6,2).
Si manda un messaggino per evitare la fatica di andare, incontrare, coinvolgersi… Si manda un messaggino per troncare all’istante un’amicizia, una relazione affettiva. Si manda un messaggino per declinare una presenza per la quale ci si era seriamente impegnati a onorare. Questa è disumanità. Non solo maleducazione.
Cosa fare? Renderci conto innanzitutto del pericolo di questa comunicazione disumanizzante e affrontare la fatica e la gioia di relazioni vere e coinvolgenti, perché senza di queste ci impoveriamo come persone.
Don Daniele
La pratica dei primi venerdì del mese
Nelle celebri rivelazioni di Paray le Monial, il Signore chiese a S. Margherita Maria Alacoque che la conoscenza e l’amore del suo Cuore si diffondessero nel mondo, come fiamma divina, per riaccendere la carità che languiva nel cuore di molti.
Una volta il Signore, mostrandole il Cuore e lamentandosi delle ingratitudini degli uomini, le chiese che in riparazione si frequentasse la Santa Comunione, specialmente nel primo venerdì d’ogni mese. Spirito di amore e di riparazione, ecco l’anima di questa Comunione mensile: di amore che cerca di contraccambiare l’ineffabile amore del Cuore divino verso di noi; di riparazione per le freddezze, le ingratitudini, il disprezzo con cui gli uomini ripagano tanto amore.
Moltissime anime abbracciano questa pratica della Santa Comunione nel primo venerdì del mese per il fatto che, tra le promesse che Gesù fece a S. Margherita Maria, vi è quella con la quale il Signore assicurava la penitenza finale (cioè la salvezza dell’anima) a chi per nove mesi consecutivi, nel Primo Venerdì, si fosse unito a Lui nella Santa Comunione: «A tutti quelli che, per nove mesi consecutivi, si comunicheranno ogni primo venerdì d’ogni mese, io prometto la grazia della perseveranza finale: essi non morranno in mia disgrazia, ma riceveranno i Santi Sacramenti (se necessari) ed il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo».
Don Daniele
Note a margine dell'editoriale «E tu da che parte stai?»
È vero che non esistono solo i bambini di Gaza; non si devono dimenticare i bambini ucraini uccisi, feriti, mutilati e deportati in Russia; un fatto, quest’ultimo, gravissimo che è caduto nel dimenticatoio.
Davanti alla crudeltà di questi eventi credo personalmente che dobbiamo lasciare da parte tutte le ideologie perché il valore della vita di un bambino è inestimabile e non negoziabile. La vita dell’innocente va difesa e basta, senza se e senza ma.
Nei bambini uccisi a Gaza credo siano rappresentati tutti coloro che periscono in quella perenne “strage degli innocenti” che accade in tutto il pianeta.
E non vanno dimenticati i bambini morti a causa della denutrizione e quelli che vengono soppressi ancora prima di nascere. Questo è il mio pensiero.
Don Daniele
E tu da che parte stai?
«Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello. Ancora tuona il cannone, ancora non è contenta di sangue la belva umana. Io chiedo quando sarà che l’uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare.»
Sono queste alcune parole di una canzone di Francesco Guccini degli anni ’60, poi interpretata magistralmente dai Nomadi. Ha una melodia semplice e struggente che richiama la lezione sempre attuale dei campi di sterminio, la cui memoria dovrebbe essere un forte deterrente contro la possibilità di nuovi genocidi.
Ma proprio coloro che conservano gelosamente nel museo Yad Vashem di Gerusalemme il ricordo dei 6 milioni di ebrei sterminati nei campi di concentramento, avanzano come un rullo compressore nell’occupazione della striscia di Gaza mietendo migliaia di vittime innocenti. Cos’è un pugno di ostaggi davanti a oltre 50 mila bambini, di cui oltre 17 mila uccisi e 33 mila feriti dall’inizio del conflitto del 7 ottobre 2023?
Il Governo israeliano sta ignorando non solo la storia, ma anche il grande insegnamento biblico di Esodo 23,9: «Non opprimerai il forestiero: anche voi conoscete la vita del forestiero, perché siete stati forestieri nel paese d’Egitto», suscitando in ogni dove focolai di un ingiustificato, ma comprensibile, antisemitismo. Grazie a Dio c’è un una porzione del popolo ebraico (generalmente oscurata dai mezzi di comunicazione) che fa opposizione alla dittatura criminale di Netanyahu, mentre i Paesi occidentali restano comunque tiepidi, accondiscendenti e allineati con gli Stati Uniti.
E noi, da che parte stiamo? Fagagna – come è stato scritto sui muri del Municipio – sta dalla parte dei bambini di Gaza. Anche la comunità cristiana della Collaborazione Pastorale è chiamata a schierarsi dalla parte dei bambini di Gaza e a rivolgere a Dio una preghiera accorata per la conversione dei potenti e la cessazione di ogni conflitto.
Don Daniele
Venerdì 15 agosto: festa dell'Assunta
È un mistero grande quello che oggi celebriamo, è soprattutto un mistero di speranza e di gioia per tutti noi: in Maria vediamo la meta verso cui camminano tutti coloro che sanno legare la propria vita a quella di Gesù, che lo sanno seguire come ha fatto Maria.
Questa festa parla allora del nostro futuro, ci dice che anche noi saremo accanto a Gesù nella gioia di Dio e ci invita ad avere coraggio, a credere che la potenza della Risurrezione di Cristo può operare anche in noi e renderci uomini e donne che ogni giorno cercano di vivere da risorti, portando nell’oscurità del male che c’è nel mondo, la luce del bene.
Don Daniele
Da lunedì 11 a giovedì 14 agosto, alle 18.30 a Silvella e alle 20.00 nella Pieve di Fagagna, chiese dedicate all’Assunta, recita del S. Rosario per la pace nel mondo.
La parola del Papa
Anche questo tempo che stiamo vivendo ha bisogno di guarigione. Il nostro mondo è attraversato da un clima di violenza e di odio che mortifica la dignità umana. Viviamo in una società che si sta ammalando a causa di una “bulimia” delle connessioni dei social media: siamo iperconnessi, bombardati da immagini, talvolta anche false o distorte. Siamo travolti da molteplici messaggi che suscitano in noi una tempesta di emozioni contraddittorie.
In questo scenario è possibile che nasca in noi il desiderio di spegnere tutto. Possiamo arrivare a preferire di non sentire più niente. Anche le nostre parole rischiano di essere fraintese e possiamo essere tentati di chiuderci nel silenzio, in una incomunicabilità dove, per quanto vicini, non riusciamo più a dirci le cose più semplici e profonde.
Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore di poter imparare a comunicare in modo onesto e prudente. Preghiamo per tutti coloro che sono stati feriti dalle parole degli altri. Preghiamo per la Chiesa, perché non venga mai meno al suo compito di portare le persone a Gesù, affinché possano ascoltare la sua Parola, esserne guarite e farsi portatrici a loro volta del suo annuncio di salvezza.
Papa Leone XIV, udienza generale del 30 luglio 2025
La battaglia spirituale
Capita spesso di conoscere persone naufragate nelle dipendenze, nell’immoralità, incapaci di risalire, di rimettersi in piedi, per una vita umana dignitosa e soddisfacente. Persone buone che a un certo punto della vita si lasciano andare, soccombendo sotto i colpi di una battaglia che risulta invincibile. Di mezzo ci sono i condizionamenti familiari, sociali, le fragilità, il carattere… Ma non solo. Nella debolezza della persona umana si insinuano forze oscure e distruttive che fanno capo allo Spirito del Male che trova il terreno fertile per la sua azione nefasta.
«Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti», scrive l’apostolo Paolo agli Efesini, «non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti» (6,11-12).
Per combattere la buona battaglia della vita ci soccorre la grazia di Dio che si riceve attraverso i sacramenti e l’ascolto assiduo del Vangelo.
Dobbiamo veramente preoccuparci per tanti nostri fratelli e sorelle lontani dalla grazia Dio. Privi delle armi delle spirituali, come potranno combattere la buona battaglia della vita?
Don Daniele
Forgeranno le lance in falci
«Egli», il Signore, «sarà giudice fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli. Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; […] non si eserciteranno più nell’arte della guerra.» (Is 2,4)
Sono queste le parole del profeta Isaia che annuncia al popolo eletto un futuro di giustizia e di pace, quando le industrie di armi saranno riconvertite per produrre strumenti di lavoro, anziché di distruzione e di morte. Parole profetiche smentite quotidianamente dall’odierna corsa agli armamenti, dal gioco dei poteri forti che distruggono e uccidono senza scrupoli per investire e ricostruire, come se il pianeta fosse una spiaggia infinita dove edificare meravigliosi castelli di sabbia e subito dopo demolirli per farne di nuovi.
Ma la guerra non è un gioco da bambini in riva al mare! Anzi, tutti i bambini del mondo avrebbero il diritto di giocare spensieratamente piuttosto che soccombere sotto i bombardamenti. Se non c’è una guerra bisogna provocarla da qualche parte, altrimenti il mercato delle armi non gira: questa è la logica della guerra “a pezzi”, come la definiva papa Francesco.
È quanto mai necessario rimettere il Signore come vero giudice e arbitro fra i popoli. E la Chiesa deve fare la sua parte! C’è bisogno sempre di più di un Popolo cristiano che denunci apertamente la follia della corsa al riarmo (e papa Leone lo sta facendo), che faccia sentire apertamente la sua voce e che si schieri unito nella ricerca di soluzioni diplomatiche per la risoluzione dei conflitti.
Pregare per la pace è un dovere, ma dovere è anche far sentire la nostra voce perché giunga ai governanti, che smettano al più presto il triste gioco della guerra che da un momento all’altro potrebbe scatenare l’autodistruzione del pianeta.
Don Daniele
L'abito non fa il monaco, ma...
Scollature estreme “sul lato A e sul lato B”, minigonne e “ostensione” dell’ombelico, abiti semitrasparenti o con spacco lungo laterale che fanno intravedere le mutande: questo è l’abbigliamento di molte donne, giovani e meno giovani, che entrano in chiesa, soprattutto nei matrimoni, trasformando il luogo sacro in una vera e propria passerella dove sfoggiare abiti sontuosi ed esibire corpi sempre meno coperti, suscitando disappunto e perfino disgusto.
Provino ad entrare così in una Moschea! Sicuramente si sarebbero informate debitamente e per tempo sull’abbigliamento permesso dai musulmani, mentre la Chiesa cattolica viene considerata medievale, retrograda, se non addirittura misogina se il prete, o qualche fedele scandalizzato, si permette di fare qualche osservazione in merito.
Se è vero che l’abito non fa il monaco, è altrettanto giusto che nei luoghi sacri debba essere rispettato il decoro, sia negli abbigliamenti, sia nei comportamenti.
La chiesa è la “casa di Dio”, dove ci si reca per pregare; non è un luogo per ostentare il proprio corpo o l’abito, o dove scambiarsi confidenze, dando sfogo a fastidiosissimi brusii. Per non dire dell’immancabile presenza del telefonino, i cui squilli giungono anche nei momenti più raccolti della celebrazione.
Purtroppo mettere un freno risulta spesso impossibile, perché si rischia di essere fraintesi: «Nol zove sierà il cjôt, cuant che il purcit al è scjampât di un biel pôc!»
Don Daniele
Funerale? No, grazie!
Non è più raro il caso in cui, o per espressa volontà del defunto o per decisione imposta dai parenti, il funerale non venga celebrato; al massimo, si provvede con una sbrigativa benedizione della salma in obitorio, in cimitero o nelle moderne case funerarie.
Questo è il segno evidente di una società che tende a occultare e privatizzare la morte, vuoi per mancanza di fede, vuoi per il venir meno del senso di appartenenza alla comunità parrocchiale.
Bisogna fare in fretta ed evitare il “disagio psicologico ed emotivo” dei giorni di attesa del funerale: giorni di dolore per i familiari, ma anche giorni di speranza, di preghiera e vicinanza di tante persone. Tutta la comunità cristiana è coinvolta nel lutto, dal momento in cui suona la campana che annuncia il decesso fino all’ultimo saluto in cimitero.
È consolante vedere come nei nostri paesi ci sia ancora una sentita partecipazione ai funerali, ma dobbiamo vigilare affinché le mode del momento non si insinuino subdolamente nel modo di salutare i nostri defunti, modalità che di fatto negano ogni speranza nella vita eterna.
Don Daniele
Prima Comunione nel dimenticatoio...
Come mi è stato fatto notare, e non serviva perché il sottoscritto conosce i bambini di quarta uno per uno, alla processione del Corpus Domini erano presenti a Fagagna 11 su 26 e a S. Vito 4 su 6… Mai successa una tale defezione! Dal mese di ottobre le famiglie disponevano del calendario di tutti gli appuntamenti previsti. La festa del Corpus Domini doveva perciò essere la degna e solenne conclusione del cammino fatto insieme… ma invano.
II parroco e i catechisti parlano un linguaggio, i genitori un altro; parroco e catechisti mettono in risalto alcune priorità, i genitori altre, per cui, invece che un’alleanza viene a crearsi una sorta di “corto circuito” educativo.
A chi devono credere i bambini? Io penso, prima di tutto ai loro genitori. Per questo, all’inizio del prossimo anno catechistico i papà e le mamme che desiderano la prima Comunione per il proprio figlio dovranno richiederla espressamente e motivarne la scelta, senza dare per scontato che tutto vada avanti per inerzia. Lo so che oggi i genitori sono stressati (e chi non lo è almeno un poco!), pieni di cose da fare, ma davanti agli imperativi delle società sportive, all’opportunità della gita fuori casa e di qualsiasi altra occasione di evasione non c’è nulla che tenga e la Prima Comunione cade nel dimenticatoio degli eventi già consumati.
Don Daniele
Alcune "nozioni" sulla New Age
La New Age si presenta come un insieme di pratiche e teorie apparentemente eterogenee che formano una “rete” di credenze, senza una struttura dottrinale fissa. Queste pratiche spaziano in vari campi, raggruppabili in tre assi principali:
- tecniche per l’espansione della coscienza (pensiero positivo, dinamica mentale…),
- spiritismo e tutte le forme di comunicazione con l’aldilà,
- esoterismo, astrologia e varie forme di meditazione, influenzate principalmente dall’induismo.
La New Age si riflette anche in alcuni tipi di musica, in alcune arti marziali, nella medicina alternativa o “olistica”, nello yoga, nell’ecologia e persino nella selezione dei dirigenti nelle grandi aziende.
Nonostante l’apparente apertura spirituale, la New Age porta con sé pratiche incompatibili con la fede cristiana: Dio è visto come un’energia impersonale e non come una Persona o un Padre amorevole. La salvezza è ottenibile con le proprie forze, senza bisogno della mediazione di Gesù Cristo, unico Salvatore. Il concetto di Redenzione è sostituito dall’idea di auto-illuminazione. La Chiesa viene percepita come superata, impura, non illuminata, contrapposta all’«autentica spiritualità New Age».
Fonte: Internet
Padre F. M. Dermine a Fagagna
Padre François-Marie Dermine, frate domenicano e sacerdote, è nato nel 1949 in Canada e vive in Italia dal 1972. È dottore in Teologia e insegna morale fondamentale. È presidente nazionale del GRIS, Gruppo di ricerca e di informazione socio-culturale.
Tra le altre opere ha scritto Ragioniamo sul demonio tra superstizione, mito e realtà e Carismatici, sensitivi e medium – I confini della mentalità magica. È anche autore di diversi articoli in materia di religiosità alternativa. Con oltre 40 anni di esperienza nel ministero esorcistico, padre Dermine ha affrontato numerosi casi di possessione e influenze demoniache, diventando una voce autorevole nel discernimento delle attività diaboliche nel mondo contemporaneo. Ha tenuto conferenze a livello internazionale, sensibilizzando su tematiche legate all’occulto e al satanismo, soprattutto tra i giovani. La vasta esperienza di padre Dermine nel campo dell’esorcismo e la sua capacità di comunicare con chiarezza e profondità renderanno questo evento imperdibile per chiunque desideri approfondire la propria fede e la propria conoscenza delle forze spirituali in gioco.
Vi invitiamo a partecipare numerosi agli appuntamenti del 12 e 13 giugno prossimi, alle 20.45, nell’antica Pieve di S. Maria Assunta di Fagagna.
Don Daniele
Un Papa secondo il cuore di Cristo
Con il transito di papa Francesco si apre per la Chiesa un tempo di forte discernimento che riguarderà innanzitutto il collegio cardinalizio che dovrà eleggere, cioè scegliere, il nuovo pontefice. In questo caso, il discernimento non sarà azione della sola investigazione umana, ma opera eminente dello Spirito Santo e dei suoi Sette Doni.
La scelta di un Papa non è il risultato di alleanze, o addirittura di congiure, ma di una convergenza verso colui che Dio riempie del suo Spirito per essere a capo della Chiesa.
Questo è avvenuto in pienezza per la persona divina e umana del Signore Gesù e avviene di riflesso, per tutti i chiamati ad un ministero nella Chiesa, in primis per il successore di Pietro: «Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore» (Is 61,1; Lc 4,18).
Questo testo del profeta Isaia e ripreso da Gesù nella sinagoga di Nazareth all’inizio della sua vita pubblica, ci rivela la missione di colui che prossimamente dovrà guidare la Chiesa. Per questo dobbiamo perseverare nell’invocazione dello Spirito Santo perché ci sia dato un Papa, vero pastore, secondo il cuore di Cristo.
Don Daniele
Cristo, mia speranza, è risorto!
Gesù morto e risorto è il cuore della nostra fede. San Paolo, con poche parole ci indica il cuore della nostra speranza: «A voi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici» (1Cor 15,3-5). Cristo è risorto! Per noi è passato attraverso il dramma della morte. L’amore del Padre lo ha risuscitato nella forza dello Spirito, “primizia” di coloro che sono morti.
La speranza cristiana consiste proprio in questo: davanti alla morte, quando tutto sembra finito, si riceve la certezza che, grazie a Cristo, alla sua grazia che ci è stata comunicata nel Battesimo, «la vita non è tolta, ma trasformata», per sempre.
Nel Battesimo, infatti, sepolti insieme con Cristo, riceviamo in Lui risorto il dono di una vita nuova, che abbatte il muro della morte, facendo di essa un passaggio verso l’eternità.
Cosa sarà dunque di noi dopo la morte? Con Gesù al di là di questa soglia c’è la vita eterna, che consiste nella comunione piena con Dio, nella contemplazione e partecipazione del suo amore infinito. Quanto adesso viviamo nella speranza, allora lo vedremo nella realtà.
Don Daniele
Custodiamo la speranza!
Ogni anno la celebrazione della Pasqua ci pone davanti al mistero della morte e della resurrezione del Signore Gesù e di ogni cristiano.
Noi tutti, è certo, moriremo, ma è anche altrettanto vero che risorgeremo! Il primo Prefazio della Messa per i defunti (la preghiera di ringraziamento che precede la consacrazione) ci offre una sintesi dottrinale stupenda: «In Cristo tuo Figlio, nostro salvatore, rifulge in noi la speranza della beata risurrezione, e se ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dell’immortalità futura. Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata una abitazione eterna nel cielo».
La speranza della nostra resurrezione non è un pio desiderio di eternità, ma una realtà viva, luminosa, trascinante, capace di smuovere le pietre dei nostri sepolcri che custodiscono tante esperienze mortificanti che provocano tristezza, oscuramento dell’anima, disperazione, angoscia, nello scorrere velocissimo degli anni e nell’avvicinarci sempre di più al “capolinea” che, non poche volte, è raggiunto in maniera improvvisa e imprevedibile.
È saggio custodire la speranza della vita eterna che scaturisce dalla relazione viva con il Cristo che fa dire all’apostolo Paolo queste consolanti parole: «Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rom 8,38-39).
Perciò, custodire la speranza significa prima di tutto conservare e alimentare la fede, la nostra personale relazione viva con il Signore Gesù: «In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita» (Gv 5,24).
Con la fede, dunque, siamo già entrati nella vita eterna. Chi si ostina a non credere, privo della luce della fede, è spiritualmente morto e non può affidarsi alla speranza di una vita al di là della porta oscura della morte.
Custodiamo la fede! Non perdiamo il dono preziosissimo della fede! Alimentiamo la fede partecipando all’Eucaristia domenicale. Gesù ci ha detto con estrema chiarezza: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,54). Ricevendo la Comunione entriamo in contatto con la vita del Signore, morto e risorto. L’Eucaristia è già il Cielo sulla terra, è il Corpo glorioso del Signore che non disdegna di unirsi alle nostre vite per santificarle e renderle eterne.
Se ricordiamo, fare Pasqua, nel passato, significava essenzialmente confessarsi e comunicarsi, ricevere la grazia del Signore per proseguire nell’arduo pellegrinaggio della vita.
Prepariamoci a fare questa Pasqua dell’anima e il Signore risorto non ci farà mancare il dono inestimabile della speranza per proseguire sereni nel cammino della vita verso la gioia senza fine.
Unitamente a don Dominique, don Maurizio, don Ernesto, mons. Adriano, suor Mariarosa, suor Emanuela, suor Enrica e suor Noemi, auguro a tutti una serena e santa Pasqua!
Mons. Daniele, arciprete
Chi è senza peccato... scagli la pietra
Siamo tutti adulteri, cioè infedeli! Il Vangelo del perdono dell’adultera colta sul fatto ci mette davanti ad una grande verità: tutti siamo infedeli nei confronti dei comandamenti e dunque anche del sesto che riguarda la vita affettiva, le relazioni sponsali e la sessualità: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra contro di lei» (Gv 8,1-11).
La legge di Dio ci mette davanti ai nostri misfatti compiuti alla luce del sole o nella clandestinità e rivela tutta la sua impotenza. Questo vale per tutti, come precisa il Vangelo, dagli anziani ai più giovani: per quella ragazzina sorpresa dalla madre con 1.000 euro in biglietti da 5 ricavati da prestazioni sessuali “scolastiche”, per i suoi “giovani clienti”, per i morosi che danno per scontato che amore significhi immediatamente “fare l’amore”, fino a tutti gli adulti e anziani, più o meno infedeli, se non nei fatti, almeno nei desideri. C’è una grande ipocrisia che attraversa tutta la società che manifesta la sua impotenza a cambiare, nonostante la legge di Dio, le leggi civili e le varie prese di posizione contro la violenza sulle donne e la pedofilia.
Ma ecco il Vangelo, la buona notizia: l’incontro con Cristo può cambiare la vita. Solo il suo perdono può guarire l’infedeltà umana. Solo la sua parola è così potente da rigenerare persone ferite e decadute moralmente.
Non è questo un buon motivo per accostarci alla Confessione e sentirci dire dal Signore, per mezzo del sacerdote, «Va’, sei libero e non peccare più»?
Don Daniele
La gioia condivisa della conversione
La missione del Signore Gesù e della Chiesa è quella di cercare e salvare i perduti. Questa è la volontà del Padre misericordioso che Gesù fa trasparire in tutto il Vangelo e che descrive mirabilmente nella parabola del figliol prodigo.
Ciò che il racconto lucano mette in evidenza e sul quale dobbiamo fermarci a meditare è il comportamento del primogenito, irritato e invidioso nei confronti del fratello per il quale il padre fa festa perché suo figlio «era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (Lc 15,32). Attraverso la parabola Gesù sollecita in noi un modo di relazionarci benevolo, misericordioso, accogliente, preoccupati della salvezza eterna di tanti nostri fratelli e sorelle che oggettivamente sbagliano allontanandosi da Dio e dalla Chiesa.
Succede, che se un fratello si converte, ci fa problema e non riusciamo a entrare nella logica di Dio che fa festa per un solo peccatore che ritorna nella casa del Padre e, come il figlio maggiore, la tentazione è quella di impuntarsi a non entrare nella stanza del banchetto, paralizzati dall’invidia. E siamo noi i veri perduti per i quali il Signore non disdegna di venirci a cercare supplicandoci di condividere la sua gioia.
Don Daniele
Se non vi convertite... morirete!
La conversione è questione di vita o di morte. Convertirci non è prima di tutto un fatto morale, “diventare più buoni”, ma è una questione di fede, di orientamento della vita verso il Signore vivente.
Il morire “biologico” è il segno permanente di ciò che potrebbe capitare all’anima e cioè quello di precipitare nell’abisso della separazione dal Creatore e nell’infelicità eterna.
Questa è la “seconda morte” di cui parla il libro dell’Apocalisse di S. Giovanni apostolo (20,14) e ripresa dal Cantico delle Creature di S. Francesco D’Assisi «Lodato sii, mio Signore, per nostra sorella morte corporale, dalla quale nessun uomo che viva può scappare. Guai a quelli che morranno in peccato mortale; beati quelli che troverà nelle tue santissime volontà; che la seconda morte non gli farà male» (parafrasi del testo originale).
Ciò significa che in questa vita possiamo già essere morti spiritualmente. Il mondo è pieno di morti che camminano! Quando si decide di lasciare il Signore fuori dal proprio cuore la morte eterna trova il suo varco aperto. Ma Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. La Quaresima e questo anno giubilare sono il tempo di grazia per ritornare al Signore con tutto il cuore ed essere rigenerati nella vita che vince la morte.
Don Daniele
Quaresima: tempo di preghiera
La Quaresima è un tempo particolarmente fecondo per la preghiera personale e comunitaria che ci permette di stare davanti a Dio come veri figli, sull’esempio di Gesù e la presenza viva e operante dello Spirito Santo.
La novità assoluta della preghiera cristiana è che essa si rivolge a Dio non più solamente come al creatore onnipotente, ma come ad un Padre. S. Paolo attribuisce questa preghiera filiale all’opera dello Spirito Santo: «E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria» (Rom 8,15-17).
Dio è nostro Padre! Il solo nome di “Padre” può immergere i nostri cuori nell’adorazione riconoscente. È così liberante pensare che Dio è nostro Padre! Non vi è più affanno, paura, preoccupazione: vi è la fiducia! Abbiamo un Padre che ci ama da sempre e per sempre e attende di abbracciarci al di là della morte.
Il Dio di Gesù è anche il Padre di tutti: il Padre nostro è una preghiera filiale, ma è anche la preghiera fraterna per eccellenza, per questo dalla preghiera scaturisce la vera sorgente della fraternità universale.
Don Daniele
Le vere tentazioni
Avere. Avere per sé, e solo per sé, sempre di più. Questa è la prima tentazione che rende il cuore duro come pietra, insensibile alle miserie degli altri. La ricchezza non è un male in sé, lo diventa quando non è condivisa. Il denaro, quando è sporco e frutto di ingiustizia, è “lo sterco del diavolo”. Non dimentichiamolo.
Potere. Anche nel potere si confonde la presenza di satana. Lo vediamo in atto nei sogni imperialistici di potenti capi di stato che anche oggi si contendono le ricchezze del pianeta.
Gesù aveva ammonito i suoi discepoli: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono». Ma c’è anche la tentazione di un potere “spicciolo”, alla portata di tutti, sulle persone da dominare, usare e abusare… anche tra le pareti di casa.
Apparire. Ancora le parole del Signore: «Sia il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno». La falsità è diabolica. Oggi è bravo chi sa darla d’intendere, chi si presenta bene, chi spudoratamente sa recitare e indossare ogni tipo di maschera al momento opportuno.
E poi diciamo che il diavolo non esiste? Il problema è che sa nascondersi molto bene.
Don Daniele
5 marzo: inizia la Quaresima
Mercoledì prossimo, 5 marzo, inizia il sacro tempo della Quaresima, un tempo particolarmente assistito dallo Spirito Santo che ci aiuterà a riscoprire la grazia del Battesimo e a percorrere un cammino penitenziale di conversione.
L’imposizione delle ceneri è accompagnata da due formule complementari: la prima ci ricorda la fragilità e la transitorietà della condizione umana: «Ricordati o uomo, o donna, che sei polvere e in polvere ritornerai»; la seconda richiama la nostra condizione umana continuamente ferita dal peccato e bisognosa di conversione: «Convertiti e credi nel Vangelo». La comodità degli orari riportati qui sotto, permetterà a tutti coloro che lo desiderano di cominciare, nella gioia e nell’impegno, questa nuova Quaresima giubilare.
Don Daniele
Genitori primi educatori della fede dei figli
L’educazione dei figli dev’essere caratterizzata da un percorso di trasmissione della fede, che è reso difficile dallo stile di vita attuale, dagli orari di lavoro, dalla complessità del mondo di oggi, in cui molti, per sopravvivere, sostengono ritmi frenetici. Ciò nonostante, la famiglia deve continuare ad essere il luogo dove si insegna a cogliere le ragioni e la bellezza della fede, a pregare e a servire il prossimo. La fede è dono di Dio, ricevuto nel Battesimo, e non è il risultato di un’azione umana, però i genitori sono strumento di Dio per la sua maturazione e il suo sviluppo.
La trasmissione della fede presuppone che i genitori vivano l’esperienza reale di avere fiducia in Dio, di cercarlo, di averne bisogno, perché solo così «il padre farà conoscere ai figli la tua fedeltà» (Is 38,19).
Don Daniele
11 febbraio: giornata del malato
L’11 febbraio la Chiesa celebra la XXXIII Giornata mondiale del malato a cui papa Francesco ha dedicato il messaggio «La speranza non delude e ci rende forti nella tribolazione», in stretto riferimento al Giubileo della speranza che si sta vivendo quest’anno.
Sono espressioni consolanti quelle di san Paolo – ricorda papa Francesco – che però possono suscitare, specialmente in chi soffre, alcune domande: come rimanere forti, quando siamo toccati nel corpo da malattie gravi, invalidanti, che magari richiedono cure i cui costi sono al di là delle nostre possibilità? Come farlo quando, oltre alla nostra sofferenza, vediamo quella di chi ci vuole bene e, pur standoci vicino, si sente impotente ad aiutarci?
In tutte queste circostanze sentiamo il bisogno di un sostegno più grande di noi: ci serve l’aiuto di Dio, della sua grazia, di quella forza che è dono dello Spirito Santo.
Troviamoci a pregare per tutti i nostri fratelli e sorelle, afflitti dai mali del corpo e dell’anima. Chi lo desidera, se malato o anziano in seria difficoltà, potrà ricevere il Sacramento dell’Unzione dei Malati.
Don Daniele
E se la mamma non mi porta a Messa?
Quante volte noi catechisti sentiamo dai bambini esprimere timidamente questo disappunto: «Io verrei a Messa, ma i miei non mi portano» (neanche a Natale!). Così ci chiediamo seriamente se sia conveniente invitare i bambini alla Messa domenicale, sapendo bene che, oltre a creare inevitabili sensi di colpa, il desiderio di molti di loro viene sicuramente disatteso dai propri genitori.
Ma è giusto far finta di niente, bypassare il problema senza richiamare minimamente il dovere di partecipare all’Eucaristia domenicale, considerando che diversi bambini vi partecipano volentieri?
Proprio per il rispetto a questi ultimi, ma soprattutto per l’importanza decisiva che ha l’Eucaristia nella vita del cristiano non possiamo tacere ai bambini la possibilità di accedere a questa Grazia inestimabile, invitandoli a chiedere con insistenza al papà e alla mamma di portarli a Messa e, se questo fosse proprio impossibile, a fare una preghiera speciale al Signore nel giorno di Domenica.
Ai genitori diciamo: non ci credete? Non avete voglia di perdere tempo in chiesa? Avete altro da fare? Permettete almeno ai vostri figli di partecipare, mettendoli nella condizione di arrivare in chiesa tramite i nonni (se ci vanno…), la catechista, un amico… e non glielo impedite perché di questo dovremo tutti rispondere al Signore.
Don Daniele
2 febbraio: presentazione del Signore
Sabato sera 1° febbraio e domenica 2 febbraio celebreremo la festa della Presentazione del Signore: una liturgia dal “sapore” natalizio, ma protesa verso la Pasqua. Con la benedizione delle candele e la processione accoglieremo Cristo luce del mondo.
Ecco di seguito il testo che ci introdurrà nel vero significato della celebrazione: «Fratelli carissimi, sono passati quaranta giorni dalla solennità del Natale. Anche oggi la Chiesa è in festa, celebrando il giorno in cui Maria e Giuseppe presentarono Gesù al tempio. Con quel rito il Signore si assoggettava alle prescrizioni della legge antica, ma in realtà veniva incontro al suo popolo, che l’attendeva nella fede. Guidati dallo Spirito Santo, vennero nel tempio i santi vegliardi Simeone e Anna; illuminati dallo stesso Spirito riconobbero il Signore e pieni di gioia gli resero testimonianza. Anche noi qui riuniti dallo Spirito Santo andiamo incontro al Cristo nella casa di Dio, dove lo troveremo e lo riconosceremo nello spezzare il pane, nell’attesa che egli venga e si manifesti nella sua gloria».
Don Daniele
La benedizione delle famiglie
Diverse persone ci hanno fanno presente la necessità di riprendere la benedizione delle famiglie. Anche l’Arcivescovo nella sua recente lettera pastorale sulla speranza auspica la ripresa di questa importante iniziativa come «un modo per fare esperienza di Chiesa missionaria in uscita, così come tante volte papa Francesco ci invita a vivere, per portare a tutti l’annunzio del Vangelo».
Tuttavia risulta difficile intraprendere un passaggio capillare nelle famiglie delle nostre sei parrocchie, non solo per la molteplicità degli impegni pastorali, ma anche per la difficoltà di individuare il momento opportuno per passare nelle famiglie che generalmente si possono incontrare solo alla sera.
A questo punto, come si sta facendo in altre comunità parrocchiali, non resta che la strada di una visita e di una benedizione su richiesta da segnalare via telefono o via mail.
Noi sacerdoti ci rendiamo disponibili, preferibilmente dal lunedì al venerdì, in tre fasce d’orario: dalle 09:00 alle 12:00; dalle 15:00 alle 18:00; dalle 19:30 alle 21:00. Il venerdì mattina generalmente è dedicato alla visita agli anziani e ammalati.
Grazie dell’attenzione.
Don Daniele
Cani e gatti vanno in Paradiso?
Come ogni creatura, l’animale porta in sé un riflesso del Creatore. A tale proposito bisogna ricordare con quale delicatezza i santi, come ad esempio Francesco d’Assisi, trattavano gli animali: con benevolenza, tenerezza e amore.
Tuttavia, questo “amore” non può mai eguagliare l’affezione che è dovuta alle persone. Il libro della Genesi ci mostra che l’uomo si relaziona pienamente solo con colui/colei che gli è simile. Nessun animale può prendere questo posto che spetta in maniera esclusiva alla creatura umana, uomo o donna che sia.
Riguardo alla domanda in questione, la teologia classica afferma che gli animali, a differenza degli esseri umani, non hanno un’anima che sussiste dopo la morte, ma siccome l’intera creazione aspetta “cieli nuovi e terra nuova”, anche il mondo animale attende una sua perfezione eterna che affidiamo alla Provvidenza e alla fantasia del Creatore.
Intanto, fin che siamo in questo mondo, impariamo a rispettare l’ordine della creazione voluta da Dio, dove l’uomo e la donna, custodi del creato, stanno al centro e sono i soli ad avere questo posto privilegiato, semplicemente per il fatto di essere le uniche creature ad immagine dell’Altissimo, chiamate alla gioia eterna del Paradiso.
Don Daniele
Si può negare il Battesimo?
Si può lasciare un bambino senza la grazia di Dio, in balia di Satana, schiavo del peccato originale e della morte spirituale e dunque privo della luce salvifica della fede in Cristo?
Si può… È la scelta di molti genitori che per diversi motivi rimandano il Battesimo o rimettono ai propri figli la decisione di riceverlo o meno, quando saranno più grandi. Il Battesimo è un dono inestimabile che regala una nuova identità, quella dei figli di Dio che passano illesi le acque della morte per ricevere fin d’ora la vita dell’Eterno ed entrare un giorno in Paradiso per vedere Dio Padre, faccia a faccia.
Il Battesimo è rigenerazione, illuminazione dall’alto, per una vita che si conforma a quella del Signore Gesù. Battezzare un bambino significa permettergli di crescere nell’avventura della fede che trasforma la vita rendendola bella e santa agli occhi di Dio e degli uomini.
Don Daniele
Natale "giubilare"
La vigilia di Natale papa Francesco presiederà il rito di apertura della Porta Santa in piazza S. Pietro per dare inizio al Giubileo dell’anno 2025 che ha come motto “Pellegrini di Speranza”.
Cristo è la nostra Speranza! Questa speranza è fiorita nei solchi dell’umanità 2025 anni fa, a Betlemme, in un villaggio insignificante della Giudea quando misteriosamente è venuto alla luce un bambino, pieno di luce, il Figlio di Dio, concepito dallo Spirito Santo nel grembo di una vergine di Nazaret di nome Maria.
Ogni anno la celebrazione del Natale ci chiama davanti al presepe per stupirci nella contemplazione di Dio che si fa uomo: è proprio Lui la speranza che non delude!
La speranza è tutto. Ogni persona sogna o spera cose migliori. La speranza è ciò che motiva ad andare avanti nella vita. Una persona senza speranza perde la voglia di vivere. Senza speranza si muore.
Da persone mature ci rendiamo conto che raggiunti i piccoli traguardi della vita terrena, anche se soddisfacenti, le sole speranze umane, una dopo l’altra, si sciolgono come neve al sole: tutto passa, anche le cose più belle! Il Salmo 89 esprime molto bene questa condizione umana fragile e transitoria: «Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, e il loro agitarsi è fatica e delusione; passano presto e noi voliamo via» (Sal 89,10).
Così scrive il nostro Arcivescovo Riccardo nella sua lettera pastorale sulla Speranza cristiana: “In effetti l’uomo, nel dispiegarsi delle fasi della vita, coltiva molte e diverse speranze. Quando è fragile creatura di pochi mesi, quella di essere accudito dalla mamma e dal papà; poi di poterli ritrovare all’uscita della scuola dell’infanzia; poi di poter raggiungere un obiettivo nello sport e nello studio; poi di potersi inserire nel mondo lavorativo, dando un proprio contributo al miglioramento della società civile; poi di coronare il proprio desiderio di amare ed essere riamato formando una propria famiglia, o donando tutta la propria vita al servizio del Signore e dei fratelli; e infine da anziano spera di poter godere dei frutti dei sacrifici compiuti e di veder germogliare nei figli e nei nipoti i semi di bene sparsi nel corso della propria esistenza. Man mano che questi obiettivi vengono raggiunti, gli appare però sempre più chiaro che tutto questo non soddisfa pienamente e che ha bisogno di qualcosa che vada “oltre”.
Ci chiediamo, perciò che cos’è questo “oltre”? Di quale speranza si tratta?
Si tratta di una speranza che non delude, che non viene da noi, ma che viene da Dio ed è dono dello Spirito Santo: «La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5).
Sì, la speranza è l’amore fedele di Dio che ci ha fatti per la vita eterna. Sapersi amati da questo amore divino infonde quella consolazione che viene dall’intima certezza che nulla potrà mai separarci da questo amore, nessuna tribolazione, nessuna tempesta della vita e neppure la morte.
Questa è la Speranza dei figli di Dio che diventano tali mediante il Battesimo e che hanno come meta la piena ed eterna comunione con il Signore. S. Giovanni, apostolo, nella sua prima lettera ci offre uno dei testi più belli sulla speranza cristiana: «Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro» (1 Gv 3,2-3).
Essere figli di Dio, possedere questa nuova identità, essere immersi nella vita del Signore è la grazia che permette di vincere la battaglia contro tutte le potenze mortifere che minacciano la nostra vita.
Il giorno di Natale torneremo ad ascoltare dal prologo giovanneo queste parole: «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati» (Gv 1,11-13).
Saperci amati dal Signore. Questo ci basta. Questa è la speranza che siamo chiamati a riscoprire in questo Santo Natale e in tutto l’Anno Giubilare.
Don Daniele, don Adriano, don Dominique, don Ernesto, don Maurizio e le suore di Fagagna vi augurano di cuore: buon Natale nel Signore e buon Anno Santo 2025!
Pensiero sull'Immacolata
La Vergine Maria è innalzata sopra di noi, in questo fulgore di luce, innocenza, virtù, bellezza, in un ineffabile congiungimento con la vita divina, per esserci modello di autentica vita crsitiana.
Se noi ci limitassimo a pregare e lodare la Madonna, senza il desiderio di migliorare, la nostra devozione non sarebbe completa. La devozione deve agire nella maniera di vivere, di pensare; deve trasfondere innocenza, e consolidare la certezza che la virtù è possibile.
La Madonna, ci dimostra come anche per noi c’è speranza, anche per noi c’è possibilità di santità. Dobbiamo sempre credere alla possibilità di essere più buoni, di migliorare, di diventare puri, anche camminando in questo mondo così inquinato dai vizi e dalla corruzione, da colpe e cadute. È possibile essere puri, virtuosi, fedeli; è possibile imitare la Madonna!
Don Daniele
Tempo di Avvento, tempo di speranza
L’Avvento è per eccellenza il tempo liturgico della speranza cristiana. Non è solo l’occasione per prepararci spiritualmente al Santo Natale, ma un tempo che deve suscitare nei cuori l’attesa fervorosa del Signore che ritornerà glorioso alla fine della storia. Questo incontro con il Signore della gloria è anticipato per ciascuno di noi quando varcheremo l’oscura porta della morte.
Nella Chiesa delle origini era vivissima l’attesa del Signore la cui venuta era invocata con l’espressione «Maràn athà!», cioè «Vieni, Signore Gesù!». Oggi questo spirito dell’attesa è notevolmente indebolito, se non assente, anche nei credenti, a causa di uno sguardo troppo orizzontale della vita. Si fa fatica a guardare il Cielo, al nostro bene ultimo ed eterno.
Ebbene in questo mondo continuamente minacciato dall’autodistruzione e dunque inesorabilmente incamminato verso la fine, si erge la figura salvatrice del Signore morto e risorto, consolatore di ogni cuore che anela alla vita e alla vita senza fine.
Questo è l’Avvento: attesa fiduciosa e vigilante del Signore che è venuto, verrà e continuamente viene per i cuori che con fede si aprono a lui. Invochiamolo ripetutamente e con tanta fiducia: «Vieni, Signore Gesù!».
Don Daniele
Prepariamo la corona dell'Avvento
Sta per cominciare l’Avvento, tempo di speranza per eccellenza. Tutta la Chiesa è chiamata invocare con rinnovata fiducia: «Vieni, Signore Gesù!». Il Signore verrà alla fine del tempo e della storia; il Signore ritorna nella celebrazione del Santo Natale; il Signore continua a venirci incontro nella grazia dei sacramenti.
Il segno della corona d’Avvento ci può aiutare a tener viva l’attesa del Signore. Prepariamola in ogni casa e raduniamo la famiglia per un semplice momento di preghiera: il Segno della Croce, il Padre nostro, l’Ave Maria e il Gloria (Pater-Ave-Gloria) e aggiungiamo anche l’Eterno Riposo (Requiem Aeternam) per ricordarci dei nostri cari che sono “dall’altra parte”.
Le quattro candele che accenderemo nelle quattro Domeniche hanno tutte un significato particolare. La prima candela è detta “dei profeti”, poiché ricorda l’attesa del Messia annunciato dai profeti dell’antico testamento. La seconda candela è detta “di Betlemme”, per ricordare la città in cui è nato Gesù. La terza candela è detta “dei pastori”, i primi che videro ed adorarono il Messia pieni di gioia. La quarta candela è detta “degli Angeli”, i primi ad annunciare al mondo la nascita del Salvatore. L’accensione di ciascuna candela indica la progressiva vittoria della Luce sulle tenebre dovuta alla venuta del Signore Gesù sempre più vicina.
Don Daniele
Non ho tempo, ho altro da fare
«Non ho tempo. Ho altre cose da fare». Questa risposta mi viene spesso data dai bambini del catechismo, ai quali, regolarmente, rivolgo l’invito a venire alla Messa domenicale. È indubbio che si tratta di una risposta suggerita implicitamente o esplicitamente dai genitori. Certo è che se un bambino ti risponde in questa maniera c’è molto da preoccuparsi.
È una espressione che è sintomo della malattia del nostro tempo: una vita molto frammentata, complessa, vissuta con un ritmo accelerato, sempre proiettata nelle cose da fare, schiava di un meccanismo spersonalizzante, dove l’esperienza religiosa “tradizionale” è relegata all’ultimo posto.
La frequenza regolare alla S. Messa, accolta come momento centrale della festa ha la forza di riportarci a quella unità interiore dopo una settimana di probabile dispersione, stress, preoccupazioni, insuccessi.
Unità interiore che fa spazio alla luce di quella Speranza che ti incoraggia ad andare avanti oltre ogni ostacolo. È questa possibilità unica che i genitori devono riscoprire per sé e offrire ai propri figli perché imparino, piuttosto, a rispondere: «Certo che verrò a Messa!»
Don Daniele
Ma il Purgatorio esiste davvero?
Durante la nostra vita terrena siamo chiamati a crescere nell’amore per trovarci saldi e irreprensibili davanti a Dio Padre, al momento della morte. L’incontro con il Signore nell’eternità richiede una purezza assoluta.
Ogni traccia di attaccamento al male deve essere eliminata; ogni deformità dell’anima corretta. La purificazione deve essere completa, e questo è appunto ciò che è inteso dalla dottrina della Chiesa sul Purgatorio. Questo termine non indica un luogo, ma una condizione.
Un aspetto decisamente importante che la tradizione della Chiesa ha sempre evidenziato, va oggi riproposto: è quello della dimensione comunitaria. Infatti coloro che si trovano nella condizione di purificazione sono legati sia ai beati che già godono pienamente la vita eterna sia a noi che camminiamo in questo mondo verso la casa del Padre.
Come nella vita terrena i credenti sono uniti tra loro nell’unico Corpo mistico, così dopo la morte coloro che vivono nello stato di purificazione sperimentano la stessa solidarietà ecclesiale che opera nella preghiera, nei suffragi e nella carità degli altri fratelli nella fede.
La purificazione è vissuta nel vincolo essenziale che si crea tra coloro che vivono la vita sulla terra e quelli che già godono la beatitudine eterna.
Da una catechesi di S. Giovanni Paolo II
Le Sante Messe per i defunti
La celebrazione della Santa Messa per un defunto è un atto di preghiera e di intercessione a favore della sua anima. Durante la Messa, il sacerdote e la comunità pregano per l’anima del defunto, chiedendo a Dio di perdonare i suoi peccati, di concedere la pace e la gioia eterna e di accoglierlo alla sua presenza. Le preghiere e le suppliche offerte durante la Santa Messa sono un segno di amore, di compassione e di speranza per l’anima dei nostri cari.
La celebrazione della Messa per i defunti è anche un modo per esprimere gratitudine e amore verso di loro. Attraverso la Messa, offriamo a Dio il nostro ringraziamento per le loro vite, per il tempo che abbiamo condiviso con loro e per tutto il bene che hanno portato nel mondo. Inoltre, l’Eucaristia per i defunti offre un sostegno anche ai vivi: è un’occasione preziosa per rinnovare la speranza nella vita eterna e per ricevere il conforto del Signore quando soffriamo per la perdita dei nostri cari.
NB. Il celebrante può ricevere l’offerta per una sola intenzione di Messa. Quando si ricordano più defunti, le S. Messe eccedenti alla prima intenzione vengono celebrate durante la settimana, o fatte celebrare dai sacerdoti che si trovano in terra di missione.
Don Daniele
Adorazione nella vigilia dei Santi
Giovedì prossimo 31 ottobre, la chiesa di S. Giacomo di Fagagna resterà aperta dalle 20:30 alle 23:00 per l’adorazione al Santissimo Sacramento e le Confessioni (con la presenza dei padri saveriani), per una degna preparazione alla Solennità dei Santi e alla Commemorazione dei Fedeli Defunti.
Ci prepariamo alla solennità dei Santi innanzitutto accostandoci con gioia ai sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia, per crescere nell’amicizia con il Signore e conformare sempre di più la nostra vita al suo Vangelo.
Ci prepariamo anche ad una fruttuosa preghiera per i defunti. In particolare, nel pomeriggio del 1º novembre e per tutto l’ottavario dei defunti, potremo fare dono dell’Indulgenza alle anime del purgatorio che desideriamo ricordare con maggior affetto, perché possano affrettare l’ingresso in Paradiso, se non fosse ancora avvenuto. Alla Confessione e alla Comunione eucaristica va aggiunta la visita in chiesa o in cimitero dove recitare il Credo e una preghiera (Ave Maria, Salve Regina, o altro) secondo le intenzioni del Santo Padre.
Don Daniele
La gnot dai Sants di Pre Bepo Marchet
(Don Giuseppe Marchetti, 1902-1966)
Ce scûr usgnòt! Un scûr fís e pesànt
che quasi al fâs fastidi a là indevànt:
a ti pâr di palpâlu e che, disfàte,
qualchi ánime a svóli pa fumàte.
A sùnin la lôr liende lis cjampànis:
a son lì dongje e al pâr ch’a sein lontànis,
cun che lôr vôs ch’a prèe vaínt,
e il bòt si slárgje a stent: tant penge a jè la gnòt.
Tirínsi in cjâse: il fogolâr nus cláme
cu la lûs e il calôr ch’à fâs la fláme.
Ma cemût èse usgnòt? A mûr in gole
la peràule; si tâs e si pendóle…
E a végnin su dal cûr duc’ i ricuàrs
dai nestris vièj di cjâse ch’a son muàrs.
Al pararès di dì ch’a van atôr
pe strade a scûr, cirint la cjase lôr.
No si àlcial il saltél? No àe cricât
la puarte? Qualchidun l’à di jessi entrât…
La nòne, il barbe, il fradi muart in vuére,
a tornin duc’ a cjâse cheste sére.
Si tírin dongje e ognún al cîr il lûc
la ch’aj plaseve sta vizín dal fûc.
Il nôno al pense: «A è dute la famée:
su mo il Rosari!». E al vólte la cjadrée.
Prepariamoci alla festa dei Santi
Velocemente ci avviciniamo alla festa dei Santi e alla Commemorazione dei Defunti: due giorni particolarmente cari alla tradizione cristiana, purtroppo disturbati dal fenomeno commerciale “Halloween” intriso di superstizione, di ricerca del macabro e dell’occulto e, a “livelli più alti” di trasgressione, spiritismo e satanismo. Non dimentichiamoci che Halloween è una festa importante per i satanisti e corrisponde alla vigilia dell’anno nuovo secondo il “calendario delle streghe”.
Mi piacerebbe che, per tempo, i genitori preparassero i propri figli a celebrare la meravigliosa festa dei Santi e la grata memoria dei defunti per i quali siamo invitati a pregare nella certezza che anche loro pregano per noi, in forza della Comunione dei Santi che lega il Cielo e la Terra.
Sono feste che riscaldano il cuore e che infondono la nostalgia dell’eternità, che ci spingono a guardare il cielo stellato del Paradiso che apparirà in tutto il suo splendore solo dopo il tramonto di questa vita, quando potremo riabbracciare coloro che ci hanno preceduto nel pellegrinaggio della vita e della fede.
Don Daniele
L'illusione della medicina alternativa
Capita di trovare in pizzeria un volantino che ti propone un “menu” di cure alternative alla medicina convenzionale che promettono un immediato sollievo psicofisico e spirituale, imbevuto di una spiritualità e di un’antropologia incompatibile con la fede cristiana rivelata che ha come centro l’uomo/Dio, Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo.
Non è facile resistere al fascino di queste terapie e religiosità e alla promessa di salute e di benessere che offrono. Purtroppo le persone che si avvicinano sono spesso sprovviste di strumenti con i quali valutare questa nuova fenomenologia medico/religiosa rischiando di cadere nella trappola di venditori di “fumo” senza scrupoli. Venditori, appunto, perché anche la medicina alternativa ha i suoi percorsi e le sue tariffe.
Nella percezione della propria fragilità e della propria transitorietà, nella fatica del vivere, nel momento della malattia, del lutto e della crisi, il fascino della “scorciatoia” è sempre presente. Affidarsi a cure sensate, alla fede e alla speranza cristiana è la via maestra per uscirne più forti e più umani.
Per chi desidera approfondire:
Giuseppe Mihelcic, «Religiosità e medicina alternativa», Dario Flaccovio Editore, 2014