Una Quaresima "francescana"
Con gioia e tanta speranza vi annuncio che mercoledì prossimo 18 febbraio, mercoledì delle Ceneri, inizia la Quaresima, che quest’anno desidero vivere con voi con lo spirito di S. Francesco, nell’anno in cui ricordiamo gli ottocento anni dal suo transito dalla terra all’eternità.
Una Quaresima, dunque, “francescana”, proprio perché nel santo di Assisi abbiamo un esempio formidabile di conversione, di penitenza e di conformazione progressiva alla vita del Signore Gesù.
S. Francesco ha scelto di camminare dietro al Signore, passo dopo passo, con radicalità e perseveranza. La sua vita diventa Vangelo vivo, capace di parlare anche a noi, oggi.
Verso la fine della Quaresima avremo due giorni forti di spiritualità francescana che culmineranno venerdì 27 marzo nella Via Crucis della Collaborazione Pastorale.
Sabato 14 marzo, inoltre, andremo in pellegrinaggio a Padova nei luoghi francescani di S. Antonio e S. Leopoldo Mandic.
I santi non stanno in Paradiso senza far nulla, ma, oltre che lodare in eterno il Signore, pregano per noi e accompagnano il nostro cammino di fede.
Affidiamoci fin d’ora a S. Francesco, S. Antonio e S. Leopoldo perché intercedano presso Dio la grazia di un vero rinnovamento della vita cristiana per essere quel “sale” e quella “luce”, come vuole il Signore Gesù da ognuno di noi.
Buona Quaresima a tutti.
Don Daniele
NC 07.2026
Un asilo? Ma dove?
L’altro giorno ho incontrato una mamma con un bambino di tre anni e le ho chiesto se l’aveva già iscritto alla scuola dell’infanzia; lo aveva già iscritto; mi sono poi permesso di farle sapere che c’è anche un “asilo” parrocchiale; la mamma mi confida che non lo sapeva, che nessuno le aveva detto niente, che non era menzionato nelle comunicazioni che arrivano alle famiglie; eppure la scuola dell’infanzia e nido integrato Maria Bambina sorge nel centro di Fagagna: una magnifica struttura inglobata in un parco invidiabile dove il nostro desiderio è quello di poter offrire un’educazione integrale che si interessa anche della vita cristiana dei nostri piccoli.
Continuando il discorso, le facevo notare che terminata la scuola dell’infanzia i bambini possono proseguire il cammino scolastico cambiando semplicemente edificio: la scuola primaria Noemi Nigris, anch’essa paritaria parrocchiale. La mamma si meravigliò ulteriormente lasciandomi con un “grazie” e un “ci penserò”…
Ho riportato queste cose semplicemente per informare sulla bella realtà delle nostre due scuole parrocchiali per le quali ci stiamo impegnando parecchio per il bene dei bambini e delle loro famiglie.
Don Daniele
NC 06.2026
L'infanzia dello spirito
L’immagine a lato, un particolare del dipinto Cristo e i bambini del pittore danese C. H. Bloch, è un invito struggente a guardare Dio Padre e il mondo con gli di Cristo e quelli di un bambino.
«Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli» (Mt 18,3).
Tornare a questo sguardo significa potersi stupire, lasciarsi incantare dalle cose e dagli eventi più comuni della nostra quotidianità. Solo chi ha la capacità di vedere la bellezza nelle cose più semplici è in grado di percepire la presenza di Dio Padre in ogni frangente della vita.
Invitandoci a ridiventare bambini, Gesù vuole salvare quel “bambino” che ognuno di noi è stato e che è ancora vivo da qualche parte… nel profondo di noi stessi, quel bambino pieno di sogni e immaginazione che vuole solo essere felice, essere amato e poter amare.
È un invito a condividere lo sguardo di tante persone semplici, “piccole” secondo il Vangelo, che ancora si lasciano meravigliare, senza permettere al male di rubare loro la fantasia, la gioia di vivere, la capacità di apprezzare la bellezza che le circonda.
Dio Padre ci vuole semplici come bambini e, proprio come fanno i bambini più piccoli con i loro genitori, ci vorrebbe disposti ad accogliere ogni sua parola con gioia, senza nutrire dubbi o sospetti su Lui e sul prossimo.
Don Daniele
NC 05.2026
V: Non uccidere
Le tavole dei comandamenti sono sparite dal cuore, dalla mente e dall’immaginario collettivo. Anche tra i “praticanti”, sono rari coloro che ricordano a memoria le 10 Parole che preservano dalla deriva religiosa e morale.
Spesso si insiste che la morale cristiana non deve ridursi ai dieci comandamenti; questo è vero, ma la loro osservanza, con la grazia di Cristo, ci preserva dai peccati mortali come l’idolatria, l’omicidio, l’adulterio, il furto, la truffa… La riscoperta dei comandamenti è salutare per il rinnovamento di una società decaduta nel soggettivismo e nel relativismo morale.
Cari genitori, cari catechisti, cari educatori: per favore torniamo a insegnare i comandamenti! Gesù è esplicito: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli» (Mt 5,17.19).
Scrive S. Agostino: «La prima libertà del cuore consiste nell’essere esenti da crimini come l’omicidio, l’adulterio, la fornicazione, il furto, la frode, il sacrilegio e così via. Quando uno comincia a non avere questi crimini comincia a levare il capo verso la libertà, ma questo non è che l’inizio della vera libertà cristiana».
Don Daniele
NC 04.2026
Ecco l'Agnello di Dio
Sia nel Gloria che al momento della frazione del Pane eucaristico invochiamo Gesù Cristo, Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, affinché abbia pietà di noi e ci doni la pace.
Il titolo richiama due figure: l’agnello pasquale, il cui sangue asperso sugli stipiti e architravi delle porte aveva preservato gli ebrei dalla morte dei primogeniti, e la figura del servo del Signore descritto nel libro del Isaia: «caricato delle sofferenze […] trafitto per nostri delitti […] come agnello condotto al macello» (cfr. Is 53,4-7).
Gesù è il vero Agnello che con il sacrificio/dono della sua vita, nella totale obbedienza alla volontà del Padre, ci libera dal peccato e dalla morte.
Prima di ricevere la Santa Comunione, il sacerdote pone davanti ai nostri occhi il Corpo di Cristo, l’Agnello che toglie il peccato del mondo, perché lo accogliamo con la pienezza della fede.
Ci si accosta alla Comunione con la massima devozione e rispetto per il dono che si riceve, con la fiducia che Cristo ci libera dalla pesantezza del peccato e ci dona quella leggerezza che viene dal sapersi amati e salvati, chiamati alla vita senza fine.
Don Daniele
NC 03.2026
Quando una mamma crede...
«Io sono forte perché Giovanni è con me; lui non è morto, è solo da un’altra parte; è con me e rimarrà pure per sempre con me; probabilmente il Signore gli ha voluto evitare le sofferenze, la vecchiaia… ma Giovanni non mi ha abbandonato, non ha abbandonato nessuno; Giovanni è qui e se deve darci un insegnamento questa tragedia è la speranza; la vita non finisce qui (accarezzando la bara), qui c’è solo un corpo, c’è il corpo di mio figlio; la sua anima è su; lui è un angelo, io ne sono certa!»
Queste sono le parole testuali di Carla Masiello, la mamma di Giovanni Tamburi, deceduto nella strage di capodanno. Sono parole toccanti che forse ci sono sfuggite tra i moltissimi filmati e testimonianze trasmesse in questi giorni dai mass-media. Sono parole sgorgate dal cuore di una mamma credente che esprimono una speranza invincibile, quale frutto consolante di una fede incrollabile nella resurrezione dei morti.
Paolo ci invita a consolarci reciprocamente con le parole della fede, a non essere tristi come coloro che non hanno speranza (cfr. 1Ts 4,13). Chiediamo al Signore la grazia di credere e di credere sempre di più nella vita eterna, confortati dall’esempio di tanti credenti che, come mamma Carla, vedono già qui in terra la luce del Paradiso.
Don Daniele
NC 02.2026
La benedizione dei bambini e dei ragazzi
C’è un passo del Vangelo in cui Gesù benedice i bambini: «Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano. Gesù però disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli”. E dopo avere imposto loro le mani, se ne partì» (Mt 19,13-15).
Quando facciamo benedire i figli vogliamo dire loro: «Il Signore si prenda cura di te, ti accompagni e ti protegga, ti doni salute, gioia, pace, felicità e saggezza per diventare grande». Benedire significa porre il nome del Signore sulla vita dei figli e metterli sotto la Sua potestà perché siano difesi dalle insidie del Maligno.
È un privilegio poter dare ai figli una così grande benedizione. Gesù rimprovera gli adulti che impediscono ai bambini di ricevere la sua benedizione.
Cari genitori, non dimenticate di porre i vostri figli sotto questa salutare potestà! Anche voi, ogni giorno potete benedirli con una semplice invocazione detta con fede: «Il Signore ti benedica, ti protegga e ti dia pace».
Don Daniele
NC 01.2026