Editoriale del Parroco (2026)

Venerdì 12 giugno
Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù

La festa liturgica mette al centro l’amore misericordioso di Cristo. Il cuore di Gesù è venerato come il simbolo e la fonte dell’amore infinito di Dio per l’umanità.

Questo giorno speciale può essere vissuto concretamente:

  • partecipando all’Adorazione Eucaristica e alla S. Messa (alle 08:30 a Silvella, alle 17:30 a Fagagna e S. Vito);
  • compiendo un’opera di carità verso i bisognosi, imitando l’amore compassionevole del Signore Gesù;
  • offrendo la giornata al Sacro Cuore di Gesù, imparando questa semplice preghiera:

Cuore Divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno in riparazione dei peccati e per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre. Amen.

Don Daniele

NC 23.2026

Solennità del Corpus Domini
Significato della processione eucaristica

La processione eucaristica è un gesto di adorazione profonda: camminare dietro al Santissimo Sacramento significa dichiarare al mondo che Cristo cammina con noi e che noi vogliamo seguirlo come unico Signore della nostra vita.

La processione è un invito a rendere presente Cristo Gesù nelle strade dei nostri paesi, a far sì che la luce dell’Eucaristia illumini le nostre famiglie, i nostri ambienti, le nostre relazioni.

La benedizione con il Santissimo Sacramento è segno di protezione e di grazia. È Gesù stesso che ci guarda, ci ama e ci benedice. È una carezza divina che ci raggiunge nel nostro tempo e nella nostra storia concreta.

Partecipare alla processione del Corpus Domini è anche un’occasione per ritrovare il gusto delle nostre tradizioni più belle, di una devozione semplice, ma autentica, che parla al cuore di grandi e piccoli. Non lasciamo che vada perduta: recuperiamola insieme, come famiglia di fede, come comunità che ama il suo Signore e desidera camminare con Lui.

Don Daniele

S. Messa e processione eucaristica nella Collaborazione Pastorale
Giovedì 4 giugnoS. Vito di Fagagna19:00
Sabato 6 giugnoFagagna18:30
Domenica 7 giugnoSilvella09:30
Ciconicco/Villalta10:30
Madrisio18:30

Sabato 6 giugno sono sospese le S. Messe festive di Villalta e Ruscletto.

NC 22.2026

22 maggio: S. Rita da Cascia
Tradizionale benedizione delle rose

Nel vasto firmamento dei santi, tra le figure della fede cattolica, S. Rita da Cascia brilla come una stella inestinguibile. La sua vita, ricca di virtù e miracoli, continua a ispirare milioni di fedeli in tutto il mondo, tanto che il suo nome è diventato sinonimo di speranza e amore.

Nata Margherita Lotti nel 1381 a Roccaporena, vicino a Cascia, questa umile donna ha attraversato secoli e confini per raggiungere i cuori di coloro che cercano conforto e guida. Sin dalla giovinezza, Rita si distinse per la sua bontà, la sua devozione e il suo amore per Dio. Nonostante le avversità e le prove che la vita le riservava, il suo cuore rimase saldo nella fede e nella carità verso il prossimo.

Ma perché associamo S. Rita alle rose? Questo legame profondo tra la santa e il fiore è radicato in un evento straordinario che ha segnato il tramonto della sua vita terrena e la sua beatificazione: il prodigio della rosa. Nel gelido inverno del 1457, mentre giaceva malata nel suo letto, S.a Rita chiese alla sua cugina di portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna. Nonostante il clima rigido e la neve che ricopriva il terreno, la cugina trovò una rosa sbocciata miracolosamente, insieme ai due fichi maturi. Questo gesto divino non solo sorprese la cugina, ma riempì di meraviglia tutti coloro che ne furono testimoni. Da quel momento, la rosa divenne il simbolo dell’amore straordinario di S. Rita, che continua a diffondere il suo profumo di speranza e consolazione in tutto il mondo.

Ma non è solo questo il motivo per cui S.a Rita è venerata come la santa delle rose. Durante la sua vita, Rita ricevette un segno tangibile della vicinanza di Cristo: una spina dalla corona del Crocifisso che si conficcò sulla sua fronte, segnando la sua profonda unione con il Salvatore. Questo miracolo, insieme al prodigio della rosa, ha reso S. Rita un’icona di amore e sacrificio, di speranza e redenzione.

Oggi, mentre celebriamo la memoria di S. Rita, i fedeli di tutto il mondo portano le rose per la benedizione, ricordando il miracolo che ha segnato la sua vita e il suo cuore. In un mondo spesso buio e tormentato, S. Rita continua a risplendere come una luce di speranza, insegnando che anche nei momenti più difficili, l’amore divino è sempre presente, pronto a sbocciare come una rosa nei deserti della vita umana.

Don Daniele

Benedizione delle rose: venerdì 22 Maggio alle 08:30 a Silvella e alle 18:30 a Fagagna (S. Giacomo).

NC 20.2026

Festa della Madonna della Pace
Battaglia – 10 maggio 2026

11:00 S. Messa solenne
16:00 Processione
In un tempo nel quale avvertiamo la pace come dono estremamente necessario, siamo invitati a una preghiera insistente e fervorosa: Maria, Regina della Pace, prega per noi!

NC 18.2026

Celebrazioni per il 50º del terremoto (1976-2026)

Domenica 3 maggio, alle 16:00, a Gemona del Friuli (Caserma Goi-Pantanali), sua eminenza card. Matteo Maria Zuppi presiederà l’Eucaristia nel 50° anniversario del terremoto.

I fedeli della Collaborazione Pastorale di Fagagna che intendono partecipare all’evento devono registrare la prenotazione online mediante un link disponibile a breve. Per facilitare la partecipazione, è prevista una corriera che partirà da Fagagna alle ore 14:00, per rientrare intorno alle ore 20:00.

Chi desidera partecipare, intanto segnali l’adesione a Cristiana Picco (339.4175153) in modo da confermare la disponibilità del pullman entro giovedì prossimo 23 aprile.

Don Daniele

NC 16.2026

Pace a voi!

È il saluto che Gesù risorto porta ai suoi discepoli, è la stessa pace che attendono gli uomini del nostro tempo. Non è una pace negoziata, non è la sospensione di qualcosa che non va: è la sua pace, la pace che proviene dal suo cuore, la pace che ha vinto il peccato, la morte e la paura.

È la pace che non divide, ma unisce; è la pace che non lascia soli, ma ci fa sentire accolti e amati; è la pace che permane nel dolore e fa fiorire la speranza. Questa pace, come nel giorno di Pasqua, nasce e rinasce sempre dal perdono di Dio, che toglie l’inquietudine dal cuore.

Essere portatrice della sua pace: questa è la missione affidata alla Chiesa il giorno di Pasqua. Siamo nati in Cristo come strumenti di riconciliazione, per portare a tutti il perdono del Padre, per rivelare il suo volto di solo amore nei segni della misericordia.

Parole di Papa Francesco

NC 15.2026

Preghiera per la Pasqua

Signore Gesù, risorto e vivente, apri le tombe del nostro egoismo e della nostra indifferenza, così anche noi risorgeremo dai nostri sepolcri.

Guarda a noi radunati  intorno alla mensa di famiglia: donaci la vera pace, la salute del corpo e dell’anima, la sapienza del cuore per amarci gli uni gli altri.

Tu che partecipi alle nostre gioie e sollevi le nostre sofferenze, aiuta e sostieni i giovani nella loro crescita.

Benedici la fatica di chi studia e lavora, allevia le pene di coloro che sono malati.

Insegnaci a risorgere da ogni male e peccato, a spargere semi di speranza, a coltivare un amore generoso e gratuito.

Conforta tutti con la tua santa benedizione.

Amen.

NC 14.2026

Tre giorni santi per noi

Il Triduo Pasquale è il cuore dell’anno liturgico cristiano e celebra il passaggio di Gesù Cristo dalla morte alla vita. Il termine “triduo” significa letteralmente “tre giorni”, riferendosi al periodo che va dalla sera del Giovedì Santo fino ai vespri della Domenica di Risurrezione.

Il Giovedì Santo segna l’inizio del Triduo. Nella Messa in Cœna Domini si celebra l’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio ministeriale, insieme al comandamento dell’amore fraterno simboleggiato dal gesto della lavanda dei piedi.

Il Venerdì Santo è il giorno del silenzio e dell’adorazione della Croce. In questo giorno non si celebra la Messa, ma nel pomeriggio si fa memoria della passione e morte del Signore.

Il Sabato Santo è giornata di profondo silenzio e attesa della Pasqua. La Chiesa sosta presso il sepolcro del Signore, meditando la sua discesa agli inferi prima della risurrezione. Alla sera si celebra la veglia
pasquale, considerata “la madre di tutte le veglie”. Risuona nella celebrazione l’annuncio della risurrezione di Cristo, la vittoria della luce sulle tenebre e della vita sulla morte e si apre il tempo della gioia pasquale. 

Questi tre giorni santi non sono eventi separati, ma costituiscono un’unica grande celebrazione che richiede  la nostra intensa e fedele partecipazione.

Don Daniele

NC 13.2026

Tre giorni con S. Francesco

Nell’ambito delle molteplici iniziative per l’VIII centenario del transito, la Collaborazione Pastorale di Fagagna propone tre giorni di spiritualità francescana per una Quaresima di conversione sull’esempio e l’intercessione di S. Francesco d’Assisi.

Mercoledì 25 marzo 17:00 Suore di Fagagna Francesco: una proposta
20:30
Giovedì 26 marzo 17:00 Francesco: il Vangelo diventa vita
20:30
Venerdì 27 marzo 20:00 Via Crucis “francescana” per tutta la Collaborazione Pastorale
dalla chiesa di S. Giacomo alla Pieve di Fagagna

In questo breve, ma intenso, cammino, ci guiderà con la sua esperienza don Ernesto Balzarin.

Come da programma, le meditazioni saranno tenute in due orari diversi per favorire una maggior partecipazione. Alla prima meditazione delle 17:00 seguirà la preghiera dei vespri e la S. Messa.

Si tratta di un’occasione speciale per prepararci alle grandi celebrazioni della Settimana Santa, di cui c’è già il programma a disposizione.

Don Daniele

NC 12.2026

19 marzo: S. Giuseppe

Padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui. Tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità nei suoi confronti, non necessariamente biologica.

Per essere padri allora non basta l’atto fisico del generare, ma ci vuole qualcosa di ben più profondo e impegnativo: l’umiltà del servizio e l’amore gratuito per la vita che ti è stata affidata. S. Giuseppe mostra che questo è possibile e che la paternità non è un ripiego, ma una delle forme più alte di amore.

S. Giuseppe insegna, inoltre, che la paternità, come del resto la maternità, implica una inevitabile riconfigurazione della vita personale e familiare, nella quale ogni cosa assume forme e significati inediti e imprevedibili.

Insegna ai padri cosa spiegare ai figli per diventare adulti: rendersi viandanti, uscire dal garantito e dall’illusione di essere arrivati, conclusi e già salvi. Giuseppe è il padre esemplare che vive di fede e che insegna ai padri ad avere fede per guidare e custodire la propria famiglia.

Infine, S. Giuseppe insegna che essere padri significa esporre i figli, sacrificando il proprio bisogno di possederli, di impadronirsi del loro futuro (Lc 2,49).  Insegna ad accompagnarli nei passaggi difficili della vita lasciando che percorrano la propria strada, donando loro sia la libertà di sbagliare che l’eventuale via del ritorno (Lc 2,41-52).

Don Daniele

NC 11.2026

Bando all'indifferenza!

In questi giorni assistiamo sconcertati e impotenti ai conflitti in Medio Oriente. Papa Leone ha espresso al mondo intero la sua accorata preoccupazione: «La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile».

E noi che cosa possiamo fare? Giunti a metà Quaresima, riprendiamo con maggior impegno la pratica del digiuno: finalizziamolo alla conversione dei cuori e alla solidarietà spirituale con chi soffre a causa della guerra. Apriamo il cuore alle necessità dei poveri: domenica prossima, 22 marzo, celebreremo la giornata della carità per alimentare fondi di solidarietà parrocchiali a favore dei bisognosi e della missione umanitaria in Ucraina.

Intensifichiamo la preghiera personale e comunitaria per implorare dal Padre il dono della pace. Ricordo che ogni venerdì, nelle nostre chiese, si svolge la Via Crucis, purtroppo sparita dalla pratica religiosa dei nostri paesi “cristiani”. Ogni giorno, inoltre, si può partecipare alla S. Messa feriale: la celebrazione eucaristica  è sorgente privilegiata di riconciliazione e di pace.

Inoltre, propongo di trovarci ogni mercoledì, alle 20.30, in chiesa a Fagagna (S. Giacomo) per la recita del S. Rosario per la pace.

Ripeto: pregare è quanto possiamo fare e ci viene richiesto di fare.

Don Daniele

NC 10.2026

La fede che trasfigura

È proprio vero che la luce del Signore, accolto nella fede, unifica e trasfigura la nostra vita, mentre il peccato, inteso come ostinato rifiuto della relazione con Dio, porta divisione interiore, tristezza e bruttezza.

Ogni anno, nella seconda Domenica di Quaresima, ascoltiamo il racconto evangelico della trasfigurazione accompagnato dall’esclamazione dell’apostolo Pietro: «Signore, è bello per noi essere qui!». Quando ci lasciamo invadere dalla presenza del Signore, la nostra vita si trasforma, il cuore si scioglie, il dolore delle ferite lascia il posto alla serena sopportazione, la pace pervade l’anima, le fatiche si alleggeriscono, la speranza affiora generosa alla vista di quella terra promessa che è la vita eterna con Dio.

Ma dove cercare la presenza trasfigurante del Signore? Il Vangelo riporta le Parole del Padre, rivolte ai discepoli di ogni tempo: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». La trasfigurazione della nostra vita, fragile e mortale, avviene nell’ascolto del Signore Gesù, cuore a cuore, in modo particolare nella Santa Messa e nella compassionevole vicinanza ai fratelli e alle sorelle, fragili, malati, poveri. Sì, anche il fratello bisognoso è sacramento della presenza del Signore. L’amore sincero trasfigura, cambia la nostra vita e la rende bella, riconciliata e luminosa.

Don Daniele

NC 09.2026

Attualità delle tentazioni

La storia del peccato inizia con una grande bugia. Satana insinua in Adamo ed Eva il dubbio sulla bontà del Creatore, il quale avrebbe nascosto la verità che se avessero mangiato dell’albero della conoscenza del bene e del male sarebbero diventati come Lui.

Adamo ed Eva cedono all’inganno del Maligno e, mangiando il frutto della propria condanna, il frutto della conoscenza del bene e del male, della libertà assoluta da ogni legame con il Creatore, sprofondando nell’abisso della paura e della morte.

Anche Gesù è stato tentato da Satana, perfino sulla croce. E lo siamo anche noi.

«Dì a queste pietre che diventino pane». È la tentazione di chi può cadere nel materialismo per soddisfare qualsiasi bisogno e passione, anche più estrema e a qualsiasi prezzo…

«Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù». Satana sollecita Gesù a buttarsi dall’alto del tempio, a dare spettacolo di sé per attirare consensi, emulazioni, oggi si direbbe “follower”… è la tentazione di chi può cadere nell’adorazione di stesso, di chi cerca continuamente l’ebrezza del successo, della popolarità, dell’apparire, vittima del proprio narcisismo.

«Ti darò tutte queste cose se mi adorerai». È la tentazione di chi può cedere al fascino del potere sugli altri, sul mondo. Potere che si può esercitare anche dentro le mura di casa. È il potere degli imprenditori che pagano stipendi da fame, dei dittatori che nei conflitti mietono milioni di morti… È il potere dei mafiosi, delle sette, della massoneria,  dei mezzi di comunicazione e dei social network.

La tentazione è cosa seria e il Diavolo esiste davvero.

Don Daniele

NC 08.2026

Una Quaresima "francescana"

Con  gioia e tanta speranza vi annuncio che mercoledì prossimo 18 febbraio, mercoledì delle Ceneri, inizia la Quaresima, che quest’anno desidero vivere con voi con lo spirito di S. Francesco, nell’anno in cui ricordiamo gli ottocento anni dal suo transito dalla terra all’eternità.

Una Quaresima, dunque, “francescana”, proprio perché nel santo di Assisi abbiamo un esempio formidabile di conversione, di penitenza e di conformazione progressiva alla vita del Signore Gesù.

S. Francesco ha scelto di camminare dietro al Signore, passo dopo passo, con radicalità e perseveranza. La sua vita diventa Vangelo vivo, capace di parlare anche a noi, oggi.

Verso la fine della Quaresima avremo due giorni forti di spiritualità francescana che culmineranno venerdì 27 marzo nella   Via Crucis della Collaborazione Pastorale.

Sabato 14 marzo, inoltre, andremo in pellegrinaggio a Padova nei luoghi francescani di S. Antonio e S. Leopoldo Mandic.

I santi non stanno in Paradiso senza far nulla, ma, oltre che lodare in eterno il Signore, pregano per noi  e accompagnano il nostro cammino di fede.

Affidiamoci fin d’ora a S. Francesco, S. Antonio e S. Leopoldo perché intercedano presso Dio la grazia di un vero rinnovamento della vita cristiana per essere quel “sale” e quella “luce”, come vuole il Signore Gesù da ognuno di noi.

Buona Quaresima a tutti.

Don Daniele

NC 07.2026

Un asilo? Ma dove?

L’altro giorno ho incontrato una mamma con un bambino di tre anni e le ho chiesto se l’aveva già iscritto alla scuola dell’infanzia; lo aveva già iscritto; mi sono poi permesso di farle sapere che c’è anche un “asilo” parrocchiale; la mamma mi confida che non lo sapeva, che nessuno le aveva detto niente, che non era menzionato nelle comunicazioni che arrivano alle famiglie; eppure la scuola dell’infanzia e nido integrato Maria Bambina sorge nel centro di Fagagna: una magnifica struttura inglobata in un parco invidiabile  dove il nostro desiderio è quello di poter offrire un’educazione integrale che si interessa anche della vita cristiana dei nostri piccoli.

Continuando il discorso, le facevo notare che terminata la scuola dell’infanzia i bambini possono proseguire il cammino scolastico cambiando semplicemente edificio: la scuola primaria Noemi Nigris, anch’essa paritaria parrocchiale. La mamma si meravigliò ulteriormente lasciandomi con un “grazie” e un “ci penserò”…

Ho riportato queste cose semplicemente per informare sulla bella realtà delle nostre due scuole parrocchiali per le quali ci stiamo impegnando parecchio per il bene dei bambini e delle loro famiglie.

Don Daniele

NC 06.2026

L'infanzia dello spirito

L’immagine a lato, un particolare del dipinto Cristo e i bambini del pittore danese C. H. Bloch, è un invito struggente a guardare Dio Padre e il mondo con gli di Cristo e quelli di un bambino.

«Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli» (Mt 18,3).

Tornare a questo sguardo significa potersi stupire, lasciarsi incantare dalle cose e dagli eventi più comuni della nostra quotidianità. Solo chi ha la capacità di vedere la bellezza nelle cose più semplici è in grado di percepire la presenza di Dio Padre in ogni frangente della vita.

Invitandoci a ridiventare bambini, Gesù vuole salvare quel “bambino” che ognuno di noi è stato e che è ancora vivo da qualche parte… nel profondo di noi stessi, quel bambino pieno di sogni e immaginazione che vuole solo essere felice, essere amato e poter amare.

È un invito a condividere lo sguardo di tante persone semplici, “piccole” secondo il Vangelo, che ancora si lasciano meravigliare, senza permettere al male di rubare loro la fantasia, la gioia di vivere, la capacità di apprezzare la bellezza che le circonda.

Dio Padre ci vuole semplici come bambini e, proprio come fanno i bambini più piccoli con i loro genitori, ci vorrebbe disposti ad accogliere ogni sua parola con gioia, senza nutrire dubbi o sospetti su Lui e sul prossimo.

Don Daniele

NC 05.2026

V: Non uccidere

Le tavole dei comandamenti sono sparite dal cuore, dalla mente e dall’immaginario collettivo. Anche tra i “praticanti”, sono rari coloro che ricordano a memoria le 10 Parole che preservano dalla deriva religiosa e morale.

Spesso si insiste che la morale cristiana non deve ridursi ai dieci comandamenti; questo è vero, ma la loro osservanza, con la grazia di Cristo, ci preserva dai peccati mortali come l’idolatria, l’omicidio, l’adulterio, il furto, la truffa… La riscoperta dei comandamenti è salutare per il rinnovamento di una società decaduta nel soggettivismo e nel relativismo morale.

Cari genitori, cari catechisti, cari educatori: per favore torniamo a insegnare i comandamenti! Gesù è esplicito: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli» (Mt 5,17.19).

Scrive S. Agostino: «La prima libertà del cuore consiste nell’essere esenti da crimini come l’omicidio, l’adulterio, la fornicazione, il furto, la frode, il sacrilegio e così via. Quando uno comincia a non avere questi crimini comincia a levare il capo verso la libertà, ma questo non è che l’inizio della vera libertà cristiana».

Don Daniele

NC 04.2026

Ecco l'Agnello di Dio

Sia nel Gloria che al momento della frazione del Pane eucaristico invochiamo Gesù Cristo, Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, affinché abbia pietà di noi e ci doni la pace.

Il titolo richiama due figure: l’agnello pasquale, il cui sangue asperso sugli stipiti e architravi delle porte aveva preservato gli ebrei dalla morte dei primogeniti, e la figura del servo del Signore descritto nel libro del Isaia: «caricato delle sofferenze […] trafitto per nostri delitti […] come agnello condotto al macello» (cfr. Is 53,4-7).

Gesù è il vero Agnello che con il sacrificio/dono della sua vita, nella totale obbedienza alla volontà del Padre, ci libera dal peccato e dalla morte.

Prima di ricevere la Santa Comunione, il sacerdote pone davanti ai nostri occhi il Corpo di Cristo, l’Agnello che toglie il peccato del mondo, perché lo accogliamo con la pienezza della fede.

Ci si accosta alla Comunione con la massima devozione e rispetto per il dono che si riceve, con la fiducia che Cristo ci libera dalla pesantezza del peccato e ci dona quella leggerezza che viene dal sapersi amati e salvati, chiamati alla vita senza fine.

Don Daniele

NC 03.2026

Quando una mamma crede...

«Io sono forte perché Giovanni è con me; lui non è morto, è solo da un’altra parte; è con me e rimarrà pure per sempre con me; probabilmente il Signore gli ha voluto evitare le sofferenze, la vecchiaia… ma Giovanni non mi ha abbandonato, non ha abbandonato nessuno; Giovanni è qui e se deve darci un insegnamento questa tragedia è la speranza; la vita non finisce qui (accarezzando la bara), qui c’è solo un corpo, c’è il corpo di mio figlio; la sua anima è su; lui è un angelo, io ne sono certa!»

Queste sono le parole testuali di Carla Masiello, la mamma di Giovanni Tamburi, deceduto nella strage di capodanno. Sono parole toccanti che forse ci sono sfuggite tra i moltissimi filmati e testimonianze trasmesse in questi giorni dai mass-media. Sono parole sgorgate dal cuore di una mamma credente che esprimono una speranza invincibile, quale frutto consolante di una fede incrollabile nella resurrezione dei morti.

Paolo ci invita a consolarci reciprocamente con le parole della fede, a non essere tristi come coloro che non hanno speranza (cfr. 1Ts 4,13). Chiediamo al Signore la grazia di credere e di credere sempre di più nella vita eterna, confortati dall’esempio di tanti credenti che, come mamma Carla, vedono già qui in terra la luce del Paradiso.

Don Daniele

NC 02.2026

La benedizione dei bambini e dei ragazzi

C’è un passo del Vangelo in cui Gesù benedice i bambini: «Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano.  Gesù però disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli”. E dopo avere imposto loro le mani, se ne partì» (Mt 19,13-15).

Quando facciamo benedire i figli vogliamo dire loro: «Il Signore si prenda cura di te, ti accompagni e ti protegga, ti doni salute, gioia, pace, felicità e saggezza per diventare grande». Benedire significa porre il nome del Signore sulla vita dei figli e metterli sotto la Sua potestà perché siano difesi dalle insidie del Maligno.

È un privilegio poter dare ai figli una così grande benedizione. Gesù rimprovera gli adulti che impediscono ai bambini di ricevere la sua benedizione.

Cari genitori, non dimenticate di porre i vostri figli sotto questa salutare potestà! Anche voi, ogni giorno potete benedirli con una semplice invocazione detta con fede: «Il Signore ti benedica, ti protegga e ti dia pace».

Don Daniele

NC 01.2026