Nuovi catechsti per la vigna del Signore
Mentre la catechesi sta ripartendo, le nostre parrocchie sono alla ricerca di nuovi catechisti. Non servono professori di teologia, ma padri, madri, giovani adulti che desiderano condividere il dono della fede al passo dei più piccoli.
Se avverti nel tuo intimo anche un debole richiamo e vuoi saperne di più, vieni a fare due chiacchiere con i sacerdoti o con i catechisti già operativi.
Spesso si pensa: «Non sono all’altezza» o «Non ho abbastanza preparazione». Ciò che serve è un po’ di fede e la disponibilità a camminare insieme ad altri fratelli e sorelle impegnati nello stesso servizio. Nessuno viene lasciato solo: la parrocchia e la diocesi garantiscono ai catechisti momenti costanti di formazione e di confronto.
Abbiamo la speranza che dopo aver letto questo appello anche tu possa essere tra coloro che accolgono questa speciale chiamata a lavorare con gioia nella vigna del Signore.
Don Daniele, don Dominique, i catechisti
NC 40.2026
Inizia un nuovo anno pastorale
NC 39.2026
Non è tutto oro ciò che luccica...
La prima azione nefasta del Maligno è confondere il bene con il male. Questa confusione si è palesata spudoratamente nei giorni scorsi in occasione del commiato di Emma Bonino: un fiume di elogi unanimi ha portato a una sorta di beatificazione laica di una donna che si è battuta ostinatamente per la legalizzazione dell’aborto, del divorzio, dell’eutanasia, delle droghe cosiddette leggere e del suicidio assistito, ponendosi anche come alleata storica del movimento LGBTQIA+.
La Bonino ha contribuito a diffondere nelle giovani generazioni una mentalità abortista, contraccettiva, divorzista e permissivista, promuovendo una “cultura di morte” e di relativismo morale che ha inferto un duro colpo alle fondamenta della famiglia tradizionale.
Oggi chiunque provi a discutere di questi argomenti con i giovani si scontra con reazioni aggressive e ideologiche. Si difende a oltranza il diritto all’aborto, calpestando il diritto primario alla vita. Lo stesso avviene con l’eutanasia, dove il rifiuto della sofferenza e della fragilità spinge a offrire la morte di Stato come una falsa soluzione pietosa, invece di investire nelle cure palliative e nella vicinanza ai malati.
Anche la spinta a liberalizzare le droghe, etichettate ingannevolmente come “leggere”, risponde a una visione che offre lo sballo e la dipendenza come vie di fuga, anestetizzando il senso di responsabilità dei giovani.
Mentre ci si lamenta del lungo “inverno demografico” italiano, quasi nessuno collega le cause agli effetti: dal 1978 a oggi si contano circa 6 milioni di italiani soppressi e non nati, una cifra uguale a quella degli ebrei sterminati nei campi di concentramento.
Il senso critico e il discernimento si impongono oggi più che mai per distinguere i buoni dai cattivi maestri dell’umanità: coloro che contribuiscono a rendere migliore questo mondo da coloro che lo portano a naufragare nell’abisso di un devastante impoverimento morale.
Don Daniele
NC 38.2026
La difficile prassi del perdono
Ogni volta che recitiamo la preghiera del Padre nostro, pronunciamo sette invocazioni. La quinta richiesta tocca una delle corde più sensibili e difficili della nostra vita cristiana: il perdono. Dicendo «rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori», noi chiediamo a Dio di perdonare i nostri peccati con la stessa misura con cui noi perdoniamo i fratelli e le sorelle che ci hanno ferito.
Il perdono che riceviamo gratuitamente da Dio diventa l’impegno indissolubile a offrire, a nostra volta, il perdono agli altri. Dobbiamo perdonare perché siamo stati perdonati per primi. Nella vita del credente, il perdono offerto e il perdono ricevuto camminano sempre insieme, con lo stesso passo.
Già nell’Antico Testamento, nel libro del Siracide, troviamo una domanda provocatoria: «Un uomo che resta in collera verso un altro uomo come può chiedere la guarigione al Signore?».
Tutti facciamo l’esperienza che il perdono autentico è un atto d’amore faticoso, talvolta apparentemente impossibile. Ci sono ferite profonde, ingiustizie subite, violenze che lacerano l’anima; ci sono persone che purtroppo chiudono gli occhi a questa vita terrena senza essere riuscite a sanare questi strappi. È realmente difficile. Quando Pietro chiede a Gesù quante volte si debba perdonare, la risposta del Maestro è immediata e tagliente: «Non ti dico fino a sette volte, ma settanta volte sette». Cioè sempre. Senza condizioni.
Ma perché è così difficile perdonare? Perché non si tratta di un colpo di spugna superficiale o di una dimenticanza di facciata. Gesù ci chiede di perdonare di cuore. E questo tocca la profondità del nostro essere. Implica un cambiamento radicale: passare dal rifiuto, dalla repulsione per chi ci ha fatto del male, a una nuova accoglienza. Il perdono è una vera rigenerazione delle relazioni ferite.
E poiché va oltre le nostre sole forze, capiamo che esso non è il semplice risultato della buona volontà umana. Il perdono scaturisce da un tocco della grazia, ha la sua sorgente inesauribile nel perdono di Cristo sulla croce.
Sul Golgota, Gesù – vero uomo e vero Dio – ha portato a compimento ogni riconciliazione. Nelle sue parole, «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno», vediamo l’impossibile umano che diventa possibile in Dio. Cristo ha perdonato nel momento del dolore più atroce e oggi dona la stessa forza a chiunque lo accoglie nella fede.
Non può esserci nel nostro cuore una frattura, un solco tra l’amore incommensurabile che riceviamo da Dio e quello che offriamo al prossimo. Siamo chiamati a percorrere questa strada esigente. E proprio perché è impegnativa, la capacità di riconciliarsi deve diventare una domanda incessante nella nostra preghiera.
Dobbiamo giungere al perdono prima che questa vita si compia, come ci ricorda ancora il Siracide: «Ricòrdati della fine e smetti di odiare, della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti».
In questo orizzonte, cari fratelli, le parole del Signore assumono un peso immenso: «Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo». Il rancore trattenuto quaggiù ha un riflesso tragico nell’eternità, così come il perdono donato assume un valore eterno.
Le cose di Dio sono serie, ma la sua grazia è più grande del nostro cuore. Chiediamo allora al Padre, specialmente nell’Eucaristia e ogni volta che preghiamo con le parole di Gesù, quel supplemento di amore e di Spirito Santo che ci rende realmente capaci di perdonare.
Don Daniele
NC 37.2026
8 settembre: natività di Maria
Martedì 8 settembre, in occasione della festa della Natività della B. V. Maria, l’Arcivescovo mons. Riccardo Lamba presiederà la S. Messa alle ore 09:00 nella chiesa di S. Giacomo di Fagagna.
La celebrazione sarà un momento speciale per salutare suor Maria Rosa che, per motivi di salute, si trasferirà presso la casa di accoglienza di Bassano del Grappa. Con questo saluto si conclude la storica presenza delle suore di Maria Bambina, giunte a Fagagna nel lontano 1912.
Rivolgo un accorato invito a tutti i fedeli della Collaborazione Pastorale di Fagagna a partecipare alla celebrazione. Sarà l’occasione per pregare per suor Maria Rosa, per ringraziare il Signore per il dono prezioso di queste suore e per implorare la benedizione di Dio per il futuro della congregazione e delle nostre comunità parrocchiali.
Don Daniele
NC 36.2026
Da 50 anni a Castelmonte
«È un pellegrinaggio anche la nostra vita. Lungo il cammino sono disseminati quadri gaudiosi, gloriosi e dolorosi: lutti, disgrazie, insuccessi, delusioni, fallimenti. Il terremoto è un terribile mistero doloroso. Pregando e confrontando i fatti con la Parola di Dio, possono diventare “misteri luminosi” che attuano nella nostra vita il disegno del Signore».
Così mons. Alfredo Battisti si rivolse ai friulani che l’8 settembre 1976 salirono a Castelmonte per il primo pellegrinaggio di affidamento alla Madone di Mont, voluto dallo stesso Arcivescovo poco più di tre mesi dopo la devastante scossa di terremoto del 6 maggio. A distanza di mezzo secolo, il pellegrinaggio si rinnova anche quest’anno: martedì 8 settembre, infatti, la Chiesa udinese salirà nuovamente i tornanti che da Cividale conducono al Santuario di Castelmonte.
Don Daniele
NC 35.2026
Femminicidio... a senso unico
Nel 2025, in Italia si sono registrati 286 omicidi, con 97 vittime donne, di cui 85 uccise in ambito familiare o affettivo. Nel primo semestre del 2026, i casi totali sono stati 138, con 34 vittime di sesso femminile; tra queste, 26 rientrano negli omicidi volontari generici, mentre 8 sono state ufficialmente classificate sotto il nuovo reato autonomo di femminicidio.
Questi dati ufficiali permettono di analizzare il fenomeno con oggettività, al di fuori di letture ideologiche. Se da un lato l’abuso, la violenza e la soppressione di una donna costituiscono delitti gravissimi da punire con la massima severità, dall’altro le statistiche ricordano che la maggioranza assoluta delle vittime totali di omicidio è di sesso maschile.
Su scala globale, il dibattito si estende alla soppressione delle donne non ancora nate. In Italia, nel 2022, si sono registrati 65.661 aborti volontari; di questi, 31.517 hanno riguardato feti femmine, rispettando la naturale proporzione biologica delle nascite (circa il 48%). In contesti come la Cina – a causa della storica politica del figlio unico – e l’India, il ricorso sistematico all’ecografia ha invece consentito per decenni l’interruzione selettiva delle gravidanze in caso di feto femminile. Questa pratica ha generato uno squilibrio demografico per cui oggi mancano all’appello circa 60 milioni di donne in Cina e 40 milioni in India. Questo sterminio selettivo rappresenta, a tutti gli effetti, una forma globale di femminicidio.
È fondamentale mantenere uno sguardo critico e documentato su questi temi, per evitare che il pensiero unico e la convenienza mediatica ne alterino la complessità e la verità dei fatti.
Don Daniele
NC 34.2026
La Madonna della Cintura
Riguardo la devozione alla Madonna della Cintura, vi sono due principali tradizioni.
La prima ha le sue origini nel vangelo apocrifo di S. Giacomo, dove si parla di Maria che lascia la sua cintura all’apostolo Tommaso. Il testo riferisce che Tommaso non era presente al momento dell’assunzione di Maria in cielo, ma arrivò in ritardo. La Vergine, per prevenire l’incredulità dell’apostolo, gli avrebbe lasciato la propria cintura. “Mettersi la cintura” e “cingersi i fianchi” hanno il significato di prepararsi a partire, mettersi in movimento, essere pronti. La consegna della cintura a S. Tommaso ricorda la missiona-rietà dell’apostolo, che morirà martire per l’evangelizzazione.
La seconda tradizione, invece, riconduce l’origine del culto a S. Monica, madre di S. Agostino, desiderosa di imitare Maria anche nel modo di vestire. Questa tradizione la riprendiamo dal Manuale di Filotea del sacerdote milanese Giovanni Riva, scritto nel 1837: la madre di S. Agostino, S. Monica, rimasta vedova del suo consorte Patrizio e desiderosa di imitare la Vergine Maria anche nell’abito, la pregò di farle conoscere come fosse vestita nei giorni della sua vedovanza, specialmente dopo l’Ascensione di Cristo al cielo. La Beata Vergine non tardò a compiacerla. Le apparve poco dopo coperta di un’ampia veste che dal collo le andava ai piedi, di stoffa così semplice, di colore scuro, dimesso e penitenziale. Ai lombi era stretta da una povera cintura di pelle che scendeva fin quasi a terra. Poi, slacciandosi di propria mano la cintura, la porse a S. Monica, raccomandandole di portarla costantemente e di suggerire tale pratica a tutti i fedeli.
Come per lo scapolare del Carmine, anche la cintura è un segno che esprime il legame spirituale dei credenti con la Vergine Maria e che può essere sostituito benissimo con una medaglietta, una corona del Rosario o un’immagine che richiami costantemente la protezione della Madonna.
Don Daniele
Una settimana ricca di santi: S. Lorenzo, S. Chiara d'Assisi, S. Felice e Fortunato, S. Massimiliano Kolbe, S. Rocco
La celebrazione della memoria dei santi nella liturgia cattolica risponde a tre motivazioni teologiche e spirituali fondamentali, radicate nella dottrina della comunione dei santi.
I santi: modelli di vita
I santi non sono eroi mitologici, ma persone reali che hanno vissuto il Vangelo in situazioni storiche concrete. Celebrarli offre ai fedeli un’imitazione pratica di Cristo. Guardando alla loro vita, la comunità comprende che la santità non è un ideale irraggiungibile, ma una vocazione universale accessibile a ogni cristiano.
Intercessione e solidarietà spirituale
La Chiesa crede che la morte non spezzi il legame tra i battezzati sulla Terra (Chiesa militante) e quelli in Cielo (Chiesa trionfante). Durante la Messa, la memoria rende attiva questa relazione:
- I fedeli chiedono l’aiuto fraterno dei santi.
- I santi presentano a Dio le preghiere della Chiesa terrena.
Si sperimenta così la solidarietà di tutta la famiglia di Dio oltre il tempo.
Glorificazione dell’opera di Dio
Celebrare un santo significa, in ultima analisi, lodare Dio per ciò che ha operato in quella persona. La santità è il frutto supremo della Grazia divina e della Pasqua di Cristo. Onorando i santi, la Chiesa non adora l’essere umano, ma adora Dio che ha reso quella creatura un riflesso della sua santità.
Don Daniele
NC 32.2026
6 agosto: festa della Trasfigurazione del Signore
La trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor è una di quelle esperienze così difficili da capire in astratto ma che diventano immediatamente chiare quando le paragoniamo a qualche momento della nostra vita. Infatti, il racconto di oggi si riferisce a quei momenti della vita, forse anche solo a pochi attimi, in cui la luce di alcune situazioni è talmente entrata in noi da lasciare un segno indelebile. Ad esempio, un periodo della nostra infanzia particolarmente felice, oppure l’abbraccio con una persona significativa per noi, o il cielo stellato in una notte d’estate, quando tutto in quel momento sembrava perfetto.
Questi istanti di luce sono l’esperienza del Tabor. Dio ci dona questi momenti perché la loro memoria ci aiuti ad attraversare il buio. È così che fa con Pietro, Giacomo e Giovanni: lì immerge nella luce di questa visione perché così potranno poi sopportare il buio nell’orto degli ulivi.
C’è però una cosa che dobbiamo accettare: non possiamo trattenere la luce all’infinito. «Pietro, rivoltosi a Gesù, disse: “Rabbì, è bello stare qua; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia”. Infatti non sapeva che cosa dire, perché erano stati presi da spavento. Poi venne una nuvola che li coprì con la sua ombra, e dalla nuvola una voce: “Questo è il mio diletto Figlio; ascoltatelo”. E a un tratto, guardatisi attorno, non videro più nessuno con loro, se non Gesù solo».
Quando si spegne la luce non è vero che c’è solo il buio. Noi sappiamo che c’è Gesù con noi in quel buio («guardatisi attorno, non videro più nessuno con loro, se non Gesù solo»). È la Sua Presenza la cosa che più ci illumina quando intorno a noi è notte fonda e ci sentiamo perduti.
Don Luigi Maria Epicoco
NC 31.2026
1-2 agosto 2026: il Perdono di Assisi
Il Perdono di Assisi, o della Porziuncola, è un’indulgenza plenaria della Chiesa Cattolica che può essere ottenuta ogni anno dal mezzogiorno del 1º agosto alla mezzanotte del 2 agosto. Questa grazia spirituale, che comporta la remissione totale delle pene temporali per i propri peccati (o per le anime dei defunti), fu concessa nel 1216 da papa Onorio III a seguito di una richiesta esplicita di S. Francesco d’Assisi.
Il Perdono di Assisi non rappresenta una semplice cancellazione formale delle colpe, che avviene già nel sacramento della Riconciliazione. Piuttosto, costituisce una trasformazione e rigenerazione interiore. Attraverso l’indulgenza viene sanata ogni profonda ferita spirituale e psicologica lasciata dal male compiuto, restituendo al credente la piena libertà dalle conseguenze del peccato e riaprendo le vie della gioia e delle relazioni sincere.
Per ricevere l’indulgenza plenaria per sé o applicarla a un defunto, occorre soddisfare queste precise condizioni:
- Confessarsi per essere in grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti il Perdono di Assisi);
- Partecipare alla S. Messa con la S. Comunione nei giorni dell’Indulgenza;
- Visitare una chiesa parrocchiale dove rinnovare la professione di fede (Credo), recitare il Padre Nostro, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo, e fare una preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre, per esprimere la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.
Nella Collaborazione Pastorale di Fagagna sarà possibile ricevere l’Indulgenza in particolare nelle Messe festive di Sabato 1° e Domenica 2 agosto. Sabato 1° agosto, dalle 17:00 alle 18:30, sarà presente un confessore a Fagagna (S. Giacomo) e a S. Vito.
Don Daniele
NC 30.2026
Festa della Madonna del Carmine
La Madonna del Carmine (o del Carmelo) è uno degli appellativi più celebri con cui la Chiesa Cattolica venera Maria. La sua festività ricorre il 16 luglio, data che commemora l’apparizione mariana del 1251 a S. Simone Stock, durante la quale la Vergine consegnò lo “Scapolare”.
La devozione ha radici in Terra Santa, precisamente sul Monte Carmelo, in Israele. Qui, nel XII secolo, si stabilì un gruppo di eremiti desiderosi di vivere in preghiera sulle orme del profeta Elia. Essi dedicarono la loro prima chiesetta alla Vergine Maria, dando vita all’Ordine dei Carmelitani.
L’elemento centrale di questa devozione è lo Scapolare, un piccolo abito (o due strisce di stoffa marrone unite da cordicelle). Secondo la tradizione, la Madonna promise la salvezza eterna e la protezione dai pericoli a chiunque lo indossi con devozione. È considerato un simbolo di consacrazione a Maria e di appartenenza all’ordine carmelitano.
La festa della Madonna del Carmine sarà celebrata a Villalta giovedì 16 luglio, con la S. Messa e la processione alle 19:00, per tutta la Collaborazione Pastorale.
Don Daniele
S. Colomba
La devozione per S. Colomba in Friuli è profondamente legata alla cittadina di Osoppo. La figura di S. Colomba affonda le radici nel 524 d.C.
La sua storia è storicamente testimoniata dalla lastra tombale originale con l’epitaffio, rinvenuta nel 1717 e custodita all’interno della chiesa di S. Maria ad Nives. Le sue reliquie sono invece conservate nella chiesa parrocchiale di S. Pietro, mentre il suo legame con il territorio comprende anche una suggestiva cavità naturale nota come la grotta di S. Colomba.
Oltre ad Osoppo, S. Colomba è venerata nella comunità di Ruscletto che quest’anno la festeggia Domenica 19 luglio alle 09:30.
Don Daniele
NC 28.2026
La bestemmia: il linguaggio dell'Inferno
Spiegando il secondo comandamento, mi permetto di chiedere ai bambini del catechismo: «Avete mai sentito bestemmiare?». Non è rara questa risposta: «Mio papà, mia mamma, mio fratello, mio nonno…».
La bestemmia è di casa in troppe famiglie così che il cuore dei piccoli viene letteralmente devastato dalle bestemmie, che “vengono liquidate” come un intercalare innocuo, irrefrenabile e necessario. Ma la bestemmia è un peccato grave, è il linguaggio dell’inferno.
La bestemmia si oppone direttamente al secondo comandamento: «Non nominare invano il nome di Dio». Consiste nel proferire contro Dio – interiormente o esteriormente – parole di odio, di rimprovero, di sfida, nel parlare male di Dio, nel mancare di rispetto verso di lui nei propositi, nell’abusare del nome di Dio.
La bestemmia, oltre ad essere un peccato oggettivamente grave, quindi tendenzialmente mortale e perciò causa di dannazione eterna, procura lo scandalo in chi è costretto a sentirla: ferisce il cuore di Dio e ferisce il cuore dei piccoli e dei credenti.
La bestemmia può essere perdonata con la confessione sacramentale alla quale bisogna ricorrere fiduciosi per vincere la battaglia contro un vizio gravissimo che fa male a se stessi, a Dio e al prossimo.
Don Daniele
NC 27.2026
Riflessione a margine della benedizione dei mazzetti di S. Giovanni
Mi ha impressionato la folla che mercoledì scorso era presente a Cjase Cocèl per la distribuzione dei mazzetti di S. Giovanni: neppure gli organizzatori si aspettavano tutta quella gente venuta da ogni dove.
Ho pensato (e non solo io): perché questo non accade più nelle nostre chiese dove ogni domenica si offre il dono più prezioso che è l’Eucaristia, farmaco di immortalità (come venne definita dal grande padre della Chiesa S. Ignazio di Antiochia)? A questa domanda si può rispondere affermando che dove si abbandona la fede rientra prepotente la superstizione e la magia, parola usata in modo molto ambiguo…
Bisogna precisare che per la Chiesa Cattolica non esiste una magia bianca buona e una nera cattiva, anzi la magia bianca può risultare più insidiosa: cercare risposte o soluzioni nei rituali magici esprime la volontà di sottrarsi alla volontà divina e di voler controllare il futuro o il prossimo attraverso vie oscure e pericolose.
Ringrazio Cjase Cocèl che mi ha chiamato per la benedizione, ma bisognerà studiare un po’ meglio il rito da celebrare in questa occasione perché risulti significativo e si eviti ogni genere di confusione.
Don Daniele
NC 26.2026
24 giugno: natività di S. Giovanni Battista
Giovanni Battista è l’unico santo, oltre alla Madre del Signore, del quale si celebra con la nascita al cielo anche la nascita secondo la carne. Fu il più grande fra i profeti perché poté additare l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. La sua vocazione profetica fin dal grembo materno è circondata di eventi straordinari, pieni di gioia messianica, che preparano la nascita di Gesù.
Giovanni è il precursore del Cristo con la parola e con la vita. Il battesimo di penitenza che accompagna l’annunzio degli ultimi tempi è figura del Battesimo secondo lo Spirito.
La data della festa, il 24 giugno, tre mesi dopo l’annunciazione e sei prima del Natale, risponde alle indicazioni del Vangelo di S. Luca.
Fra le vecchie tradizioni che ancora sopravvivono in Friuli, una è certamente quella del mazzetto di S. Giovanni (mac di sant Zuan) che si suole preparare con diversi fiori raccolti al mattino del 24 giugno quando sono ancora bagnati dalla rugiada, ritenuta ricca di principi benefici per la salute e la fertilità. Il mazzo, spesso anche benedetto in chiesa, viene tenuto in casa o appeso all’uscio. Per un anno protegge la casa stessa, la famiglia che vi abita e il bestiame. Viene portato anche in malga per tutto il tempo dell’alpeggio che inizia proprio in questo periodo. Verrà bruciato l’anno successivo, alla vigilia del giorno di S. Giovanni, nei falò del solstizio estivo.
Don Daniele
NC 25.2026
12 giugno 2026: solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù
La festa liturgica mette al centro l’amore misericordioso di Cristo. Il cuore di Gesù è venerato come il simbolo e la fonte dell’amore infinito di Dio per l’umanità.
Questo giorno speciale può essere vissuto concretamente:
- partecipando all’Adorazione Eucaristica e alla S. Messa (alle 08:30 a Silvella, alle 17:30 a Fagagna e S. Vito);
- compiendo un’opera di carità verso i bisognosi, imitando l’amore compassionevole del Signore Gesù;
- offrendo la giornata al Sacro Cuore di Gesù, imparando questa semplice preghiera:
Cuore Divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno in riparazione dei peccati e per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre. Amen.
Don Daniele
NC 23.2026
Solennità del Corpus Domini: significato della processione eucaristica
La processione eucaristica è un gesto di adorazione profonda: camminare dietro al Santissimo Sacramento significa dichiarare al mondo che Cristo cammina con noi e che noi vogliamo seguirlo come unico Signore della nostra vita.
La processione è un invito a rendere presente Cristo Gesù nelle strade dei nostri paesi, a far sì che la luce dell’Eucaristia illumini le nostre famiglie, i nostri ambienti, le nostre relazioni.
La benedizione con il Santissimo Sacramento è segno di protezione e di grazia. È Gesù stesso che ci guarda, ci ama e ci benedice. È una carezza divina che ci raggiunge nel nostro tempo e nella nostra storia concreta.
Partecipare alla processione del Corpus Domini è anche un’occasione per ritrovare il gusto delle nostre tradizioni più belle, di una devozione semplice, ma autentica, che parla al cuore di grandi e piccoli. Non lasciamo che vada perduta: recuperiamola insieme, come famiglia di fede, come comunità che ama il suo Signore e desidera camminare con Lui.
Don Daniele
| S. Messa e processione eucaristica nella Collaborazione Pastorale | ||
| Giovedì 4 giugno | S. Vito di Fagagna | 19:00 |
| Sabato 6 giugno | Fagagna | 18:30 |
| Domenica 7 giugno | Silvella | 09:30 |
| Ciconicco/Villalta | 10:30 | |
| Madrisio | 18:30 | |
Sabato 6 giugno sono sospese le S. Messe festive di Villalta e Ruscletto.
NC 22.2026
22 maggio: S. Rita da Cascia e tradizionale benedizione delle rose
Nel vasto firmamento dei santi, tra le figure della fede cattolica, S. Rita da Cascia brilla come una stella inestinguibile. La sua vita, ricca di virtù e miracoli, continua a ispirare milioni di fedeli in tutto il mondo, tanto che il suo nome è diventato sinonimo di speranza e amore.
Nata Margherita Lotti nel 1381 a Roccaporena, vicino a Cascia, questa umile donna ha attraversato secoli e confini per raggiungere i cuori di coloro che cercano conforto e guida. Sin dalla giovinezza, Rita si distinse per la sua bontà, la sua devozione e il suo amore per Dio. Nonostante le avversità e le prove che la vita le riservava, il suo cuore rimase saldo nella fede e nella carità verso il prossimo.
Ma perché associamo S. Rita alle rose? Questo legame profondo tra la santa e il fiore è radicato in un evento straordinario che ha segnato il tramonto della sua vita terrena e la sua beatificazione: il prodigio della rosa. Nel gelido inverno del 1457, mentre giaceva malata nel suo letto, S.a Rita chiese alla sua cugina di portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna. Nonostante il clima rigido e la neve che ricopriva il terreno, la cugina trovò una rosa sbocciata miracolosamente, insieme ai due fichi maturi. Questo gesto divino non solo sorprese la cugina, ma riempì di meraviglia tutti coloro che ne furono testimoni. Da quel momento, la rosa divenne il simbolo dell’amore straordinario di S. Rita, che continua a diffondere il suo profumo di speranza e consolazione in tutto il mondo.
Ma non è solo questo il motivo per cui S.a Rita è venerata come la santa delle rose. Durante la sua vita, Rita ricevette un segno tangibile della vicinanza di Cristo: una spina dalla corona del Crocifisso che si conficcò sulla sua fronte, segnando la sua profonda unione con il Salvatore. Questo miracolo, insieme al prodigio della rosa, ha reso S. Rita un’icona di amore e sacrificio, di speranza e redenzione.
Oggi, mentre celebriamo la memoria di S. Rita, i fedeli di tutto il mondo portano le rose per la benedizione, ricordando il miracolo che ha segnato la sua vita e il suo cuore. In un mondo spesso buio e tormentato, S. Rita continua a risplendere come una luce di speranza, insegnando che anche nei momenti più difficili, l’amore divino è sempre presente, pronto a sbocciare come una rosa nei deserti della vita umana.
Don Daniele
Benedizione delle rose: venerdì 22 Maggio alle 08:30 a Silvella e alle 18:30 a Fagagna (S. Giacomo).
NC 20.2026
Battaglia, 10 maggio 2026: festa della Madonna della Pace
| 11:00 | S. Messa solenne |
| 16:00 | Processione |
NC 18.2026
Celebrazioni per il 50º del terremoto (1976-2026)
Domenica 3 maggio, alle 16:00, a Gemona del Friuli (Caserma Goi-Pantanali), sua eminenza card. Matteo Maria Zuppi presiederà l’Eucaristia nel 50° anniversario del terremoto.
I fedeli della Collaborazione Pastorale di Fagagna che intendono partecipare all’evento devono registrare la prenotazione online mediante un link disponibile a breve. Per facilitare la partecipazione, è prevista una corriera che partirà da Fagagna alle ore 14:00, per rientrare intorno alle ore 20:00.
Chi desidera partecipare, intanto segnali l’adesione a Cristiana Picco (339.4175153) in modo da confermare la disponibilità del pullman entro giovedì prossimo 23 aprile.
Don Daniele
NC 16.2026
Pace a voi!
È il saluto che Gesù risorto porta ai suoi discepoli, è la stessa pace che attendono gli uomini del nostro tempo. Non è una pace negoziata, non è la sospensione di qualcosa che non va: è la sua pace, la pace che proviene dal suo cuore, la pace che ha vinto il peccato, la morte e la paura.
È la pace che non divide, ma unisce; è la pace che non lascia soli, ma ci fa sentire accolti e amati; è la pace che permane nel dolore e fa fiorire la speranza. Questa pace, come nel giorno di Pasqua, nasce e rinasce sempre dal perdono di Dio, che toglie l’inquietudine dal cuore.
Essere portatrice della sua pace: questa è la missione affidata alla Chiesa il giorno di Pasqua. Siamo nati in Cristo come strumenti di riconciliazione, per portare a tutti il perdono del Padre, per rivelare il suo volto di solo amore nei segni della misericordia.
Parole di Papa Francesco
NC 15.2026
Preghiera per la Pasqua
Signore Gesù, risorto e vivente, apri le tombe del nostro egoismo e della nostra indifferenza, così anche noi risorgeremo dai nostri sepolcri.
Guarda a noi radunati intorno alla mensa di famiglia: donaci la vera pace, la salute del corpo e dell’anima, la sapienza del cuore per amarci gli uni gli altri.
Tu che partecipi alle nostre gioie e sollevi le nostre sofferenze, aiuta e sostieni i giovani nella loro crescita.
Benedici la fatica di chi studia e lavora, allevia le pene di coloro che sono malati.
Insegnaci a risorgere da ogni male e peccato, a spargere semi di speranza, a coltivare un amore generoso e gratuito.
Conforta tutti con la tua santa benedizione.
Amen.
NC 14.2026
Tre giorni santi per noi
Il Triduo Pasquale è il cuore dell’anno liturgico cristiano e celebra il passaggio di Gesù Cristo dalla morte alla vita. Il termine “triduo” significa letteralmente “tre giorni”, riferendosi al periodo che va dalla sera del Giovedì Santo fino ai vespri della Domenica di Risurrezione.
Il Giovedì Santo segna l’inizio del Triduo. Nella Messa in Cœna Domini si celebra l’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio ministeriale, insieme al comandamento dell’amore fraterno simboleggiato dal gesto della lavanda dei piedi.
Il Venerdì Santo è il giorno del silenzio e dell’adorazione della Croce. In questo giorno non si celebra la Messa, ma nel pomeriggio si fa memoria della passione e morte del Signore.
Il Sabato Santo è giornata di profondo silenzio e attesa della Pasqua. La Chiesa sosta presso il sepolcro del Signore, meditando la sua discesa agli inferi prima della risurrezione. Alla sera si celebra la veglia
pasquale, considerata “la madre di tutte le veglie”. Risuona nella celebrazione l’annuncio della risurrezione di Cristo, la vittoria della luce sulle tenebre e della vita sulla morte e si apre il tempo della gioia pasquale.
Questi tre giorni santi non sono eventi separati, ma costituiscono un’unica grande celebrazione che richiede la nostra intensa e fedele partecipazione.
Don Daniele
NC 13.2026
Tre giorni con S. Francesco
Nell’ambito delle molteplici iniziative per l’VIII centenario del transito, la Collaborazione Pastorale di Fagagna propone tre giorni di spiritualità francescana per una Quaresima di conversione sull’esempio e l’intercessione di S. Francesco d’Assisi.
| Mercoledì 25 marzo | 17:00 | Suore di Fagagna | Francesco: una proposta |
| 20:30 | |||
| Giovedì 26 marzo | 17:00 | Francesco: il Vangelo diventa vita | |
| 20:30 | |||
| Venerdì 27 marzo | 20:00 | Via Crucis “francescana” per tutta la Collaborazione Pastorale dalla chiesa di S. Giacomo alla Pieve di Fagagna |
|
In questo breve, ma intenso, cammino, ci guiderà con la sua esperienza don Ernesto Balzarin.
Come da programma, le meditazioni saranno tenute in due orari diversi per favorire una maggior partecipazione. Alla prima meditazione delle 17:00 seguirà la preghiera dei vespri e la S. Messa.
Si tratta di un’occasione speciale per prepararci alle grandi celebrazioni della Settimana Santa, di cui c’è già il programma a disposizione.
Don Daniele
NC 12.2026
19 marzo: S. Giuseppe
Padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui. Tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità nei suoi confronti, non necessariamente biologica.
Per essere padri allora non basta l’atto fisico del generare, ma ci vuole qualcosa di ben più profondo e impegnativo: l’umiltà del servizio e l’amore gratuito per la vita che ti è stata affidata. S. Giuseppe mostra che questo è possibile e che la paternità non è un ripiego, ma una delle forme più alte di amore.
S. Giuseppe insegna, inoltre, che la paternità, come del resto la maternità, implica una inevitabile riconfigurazione della vita personale e familiare, nella quale ogni cosa assume forme e significati inediti e imprevedibili.
Insegna ai padri cosa spiegare ai figli per diventare adulti: rendersi viandanti, uscire dal garantito e dall’illusione di essere arrivati, conclusi e già salvi. Giuseppe è il padre esemplare che vive di fede e che insegna ai padri ad avere fede per guidare e custodire la propria famiglia.
Infine, S. Giuseppe insegna che essere padri significa esporre i figli, sacrificando il proprio bisogno di possederli, di impadronirsi del loro futuro (Lc 2,49). Insegna ad accompagnarli nei passaggi difficili della vita lasciando che percorrano la propria strada, donando loro sia la libertà di sbagliare che l’eventuale via del ritorno (Lc 2,41-52).
Don Daniele
NC 11.2026
Bando all'indifferenza!
In questi giorni assistiamo sconcertati e impotenti ai conflitti in Medio Oriente. Papa Leone ha espresso al mondo intero la sua accorata preoccupazione: «La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile».
E noi che cosa possiamo fare? Giunti a metà Quaresima, riprendiamo con maggior impegno la pratica del digiuno: finalizziamolo alla conversione dei cuori e alla solidarietà spirituale con chi soffre a causa della guerra. Apriamo il cuore alle necessità dei poveri: domenica prossima, 22 marzo, celebreremo la giornata della carità per alimentare fondi di solidarietà parrocchiali a favore dei bisognosi e della missione umanitaria in Ucraina.
Intensifichiamo la preghiera personale e comunitaria per implorare dal Padre il dono della pace. Ricordo che ogni venerdì, nelle nostre chiese, si svolge la Via Crucis, purtroppo sparita dalla pratica religiosa dei nostri paesi “cristiani”. Ogni giorno, inoltre, si può partecipare alla S. Messa feriale: la celebrazione eucaristica è sorgente privilegiata di riconciliazione e di pace.
Inoltre, propongo di trovarci ogni mercoledì, alle 20.30, in chiesa a Fagagna (S. Giacomo) per la recita del S. Rosario per la pace.
Ripeto: pregare è quanto possiamo fare e ci viene richiesto di fare.
Don Daniele
NC 10.2026
La fede che trasfigura
È proprio vero che la luce del Signore, accolto nella fede, unifica e trasfigura la nostra vita, mentre il peccato, inteso come ostinato rifiuto della relazione con Dio, porta divisione interiore, tristezza e bruttezza.
Ogni anno, nella seconda Domenica di Quaresima, ascoltiamo il racconto evangelico della trasfigurazione accompagnato dall’esclamazione dell’apostolo Pietro: «Signore, è bello per noi essere qui!». Quando ci lasciamo invadere dalla presenza del Signore, la nostra vita si trasforma, il cuore si scioglie, il dolore delle ferite lascia il posto alla serena sopportazione, la pace pervade l’anima, le fatiche si alleggeriscono, la speranza affiora generosa alla vista di quella terra promessa che è la vita eterna con Dio.
Ma dove cercare la presenza trasfigurante del Signore? Il Vangelo riporta le Parole del Padre, rivolte ai discepoli di ogni tempo: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». La trasfigurazione della nostra vita, fragile e mortale, avviene nell’ascolto del Signore Gesù, cuore a cuore, in modo particolare nella Santa Messa e nella compassionevole vicinanza ai fratelli e alle sorelle, fragili, malati, poveri. Sì, anche il fratello bisognoso è sacramento della presenza del Signore. L’amore sincero trasfigura, cambia la nostra vita e la rende bella, riconciliata e luminosa.
Don Daniele
NC 09.2026
Attualità delle tentazioni
La storia del peccato inizia con una grande bugia. Satana insinua in Adamo ed Eva il dubbio sulla bontà del Creatore, il quale avrebbe nascosto la verità che se avessero mangiato dell’albero della conoscenza del bene e del male sarebbero diventati come Lui.
Adamo ed Eva cedono all’inganno del Maligno e, mangiando il frutto della propria condanna, il frutto della conoscenza del bene e del male, della libertà assoluta da ogni legame con il Creatore, sprofondando nell’abisso della paura e della morte.
Anche Gesù è stato tentato da Satana, perfino sulla croce. E lo siamo anche noi.
«Dì a queste pietre che diventino pane». È la tentazione di chi può cadere nel materialismo per soddisfare qualsiasi bisogno e passione, anche più estrema e a qualsiasi prezzo…
«Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù». Satana sollecita Gesù a buttarsi dall’alto del tempio, a dare spettacolo di sé per attirare consensi, emulazioni, oggi si direbbe “follower”… è la tentazione di chi può cadere nell’adorazione di stesso, di chi cerca continuamente l’ebrezza del successo, della popolarità, dell’apparire, vittima del proprio narcisismo.
«Ti darò tutte queste cose se mi adorerai». È la tentazione di chi può cedere al fascino del potere sugli altri, sul mondo. Potere che si può esercitare anche dentro le mura di casa. È il potere degli imprenditori che pagano stipendi da fame, dei dittatori che nei conflitti mietono milioni di morti… È il potere dei mafiosi, delle sette, della massoneria, dei mezzi di comunicazione e dei social network.
La tentazione è cosa seria e il Diavolo esiste davvero.
Don Daniele
NC 08.2026
Una Quaresima "francescana"
Con gioia e tanta speranza vi annuncio che mercoledì prossimo 18 febbraio, mercoledì delle Ceneri, inizia la Quaresima, che quest’anno desidero vivere con voi con lo spirito di S. Francesco, nell’anno in cui ricordiamo gli ottocento anni dal suo transito dalla terra all’eternità.
Una Quaresima, dunque, “francescana”, proprio perché nel santo di Assisi abbiamo un esempio formidabile di conversione, di penitenza e di conformazione progressiva alla vita del Signore Gesù.
S. Francesco ha scelto di camminare dietro al Signore, passo dopo passo, con radicalità e perseveranza. La sua vita diventa Vangelo vivo, capace di parlare anche a noi, oggi.
Verso la fine della Quaresima avremo due giorni forti di spiritualità francescana che culmineranno venerdì 27 marzo nella Via Crucis della Collaborazione Pastorale.
Sabato 14 marzo, inoltre, andremo in pellegrinaggio a Padova nei luoghi francescani di S. Antonio e S. Leopoldo Mandic.
I santi non stanno in Paradiso senza far nulla, ma, oltre che lodare in eterno il Signore, pregano per noi e accompagnano il nostro cammino di fede.
Affidiamoci fin d’ora a S. Francesco, S. Antonio e S. Leopoldo perché intercedano presso Dio la grazia di un vero rinnovamento della vita cristiana per essere quel “sale” e quella “luce”, come vuole il Signore Gesù da ognuno di noi.
Buona Quaresima a tutti.
Don Daniele
NC 07.2026
Un asilo? Ma dove?
L’altro giorno ho incontrato una mamma con un bambino di tre anni e le ho chiesto se l’aveva già iscritto alla scuola dell’infanzia; lo aveva già iscritto; mi sono poi permesso di farle sapere che c’è anche un “asilo” parrocchiale; la mamma mi confida che non lo sapeva, che nessuno le aveva detto niente, che non era menzionato nelle comunicazioni che arrivano alle famiglie; eppure la scuola dell’infanzia e nido integrato Maria Bambina sorge nel centro di Fagagna: una magnifica struttura inglobata in un parco invidiabile dove il nostro desiderio è quello di poter offrire un’educazione integrale che si interessa anche della vita cristiana dei nostri piccoli.
Continuando il discorso, le facevo notare che terminata la scuola dell’infanzia i bambini possono proseguire il cammino scolastico cambiando semplicemente edificio: la scuola primaria Noemi Nigris, anch’essa paritaria parrocchiale. La mamma si meravigliò ulteriormente lasciandomi con un “grazie” e un “ci penserò”…
Ho riportato queste cose semplicemente per informare sulla bella realtà delle nostre due scuole parrocchiali per le quali ci stiamo impegnando parecchio per il bene dei bambini e delle loro famiglie.
Don Daniele
NC 06.2026
L'infanzia dello spirito
L’immagine a lato, un particolare del dipinto Cristo e i bambini del pittore danese C. H. Bloch, è un invito struggente a guardare Dio Padre e il mondo con gli di Cristo e quelli di un bambino.
«Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli» (Mt 18,3).
Tornare a questo sguardo significa potersi stupire, lasciarsi incantare dalle cose e dagli eventi più comuni della nostra quotidianità. Solo chi ha la capacità di vedere la bellezza nelle cose più semplici è in grado di percepire la presenza di Dio Padre in ogni frangente della vita.
Invitandoci a ridiventare bambini, Gesù vuole salvare quel “bambino” che ognuno di noi è stato e che è ancora vivo da qualche parte… nel profondo di noi stessi, quel bambino pieno di sogni e immaginazione che vuole solo essere felice, essere amato e poter amare.
È un invito a condividere lo sguardo di tante persone semplici, “piccole” secondo il Vangelo, che ancora si lasciano meravigliare, senza permettere al male di rubare loro la fantasia, la gioia di vivere, la capacità di apprezzare la bellezza che le circonda.
Dio Padre ci vuole semplici come bambini e, proprio come fanno i bambini più piccoli con i loro genitori, ci vorrebbe disposti ad accogliere ogni sua parola con gioia, senza nutrire dubbi o sospetti su Lui e sul prossimo.
Don Daniele
NC 05.2026
V: Non uccidere
Le tavole dei comandamenti sono sparite dal cuore, dalla mente e dall’immaginario collettivo. Anche tra i “praticanti”, sono rari coloro che ricordano a memoria le 10 Parole che preservano dalla deriva religiosa e morale.
Spesso si insiste che la morale cristiana non deve ridursi ai dieci comandamenti; questo è vero, ma la loro osservanza, con la grazia di Cristo, ci preserva dai peccati mortali come l’idolatria, l’omicidio, l’adulterio, il furto, la truffa… La riscoperta dei comandamenti è salutare per il rinnovamento di una società decaduta nel soggettivismo e nel relativismo morale.
Cari genitori, cari catechisti, cari educatori: per favore torniamo a insegnare i comandamenti! Gesù è esplicito: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli» (Mt 5,17.19).
Scrive S. Agostino: «La prima libertà del cuore consiste nell’essere esenti da crimini come l’omicidio, l’adulterio, la fornicazione, il furto, la frode, il sacrilegio e così via. Quando uno comincia a non avere questi crimini comincia a levare il capo verso la libertà, ma questo non è che l’inizio della vera libertà cristiana».
Don Daniele
NC 04.2026
Ecco l'Agnello di Dio
Sia nel Gloria che al momento della frazione del Pane eucaristico invochiamo Gesù Cristo, Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, affinché abbia pietà di noi e ci doni la pace.
Il titolo richiama due figure: l’agnello pasquale, il cui sangue asperso sugli stipiti e architravi delle porte aveva preservato gli ebrei dalla morte dei primogeniti, e la figura del servo del Signore descritto nel libro del Isaia: «caricato delle sofferenze […] trafitto per nostri delitti […] come agnello condotto al macello» (cfr. Is 53,4-7).
Gesù è il vero Agnello che con il sacrificio/dono della sua vita, nella totale obbedienza alla volontà del Padre, ci libera dal peccato e dalla morte.
Prima di ricevere la Santa Comunione, il sacerdote pone davanti ai nostri occhi il Corpo di Cristo, l’Agnello che toglie il peccato del mondo, perché lo accogliamo con la pienezza della fede.
Ci si accosta alla Comunione con la massima devozione e rispetto per il dono che si riceve, con la fiducia che Cristo ci libera dalla pesantezza del peccato e ci dona quella leggerezza che viene dal sapersi amati e salvati, chiamati alla vita senza fine.
Don Daniele
NC 03.2026
Quando una mamma crede...
«Io sono forte perché Giovanni è con me; lui non è morto, è solo da un’altra parte; è con me e rimarrà pure per sempre con me; probabilmente il Signore gli ha voluto evitare le sofferenze, la vecchiaia… ma Giovanni non mi ha abbandonato, non ha abbandonato nessuno; Giovanni è qui e se deve darci un insegnamento questa tragedia è la speranza; la vita non finisce qui (accarezzando la bara), qui c’è solo un corpo, c’è il corpo di mio figlio; la sua anima è su; lui è un angelo, io ne sono certa!»
Queste sono le parole testuali di Carla Masiello, la mamma di Giovanni Tamburi, deceduto nella strage di capodanno. Sono parole toccanti che forse ci sono sfuggite tra i moltissimi filmati e testimonianze trasmesse in questi giorni dai mass-media. Sono parole sgorgate dal cuore di una mamma credente che esprimono una speranza invincibile, quale frutto consolante di una fede incrollabile nella resurrezione dei morti.
Paolo ci invita a consolarci reciprocamente con le parole della fede, a non essere tristi come coloro che non hanno speranza (cfr. 1Ts 4,13). Chiediamo al Signore la grazia di credere e di credere sempre di più nella vita eterna, confortati dall’esempio di tanti credenti che, come mamma Carla, vedono già qui in terra la luce del Paradiso.
Don Daniele
NC 02.2026
La benedizione dei bambini e dei ragazzi
C’è un passo del Vangelo in cui Gesù benedice i bambini: «Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano. Gesù però disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli”. E dopo avere imposto loro le mani, se ne partì» (Mt 19,13-15).
Quando facciamo benedire i figli vogliamo dire loro: «Il Signore si prenda cura di te, ti accompagni e ti protegga, ti doni salute, gioia, pace, felicità e saggezza per diventare grande». Benedire significa porre il nome del Signore sulla vita dei figli e metterli sotto la Sua potestà perché siano difesi dalle insidie del Maligno.
È un privilegio poter dare ai figli una così grande benedizione. Gesù rimprovera gli adulti che impediscono ai bambini di ricevere la sua benedizione.
Cari genitori, non dimenticate di porre i vostri figli sotto questa salutare potestà! Anche voi, ogni giorno potete benedirli con una semplice invocazione detta con fede: «Il Signore ti benedica, ti protegga e ti dia pace».
Don Daniele
NC 01.2026

